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Mi piacerebbe molto...
... leggere qualcosa di tuo sul blog...
ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento
senza offesa alcuna...
...vedere il carrozzone andare ... ... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...
... che le informazioni, i link vari, i consigli e gli sconsigli di lettura... ... il confronto, i commenti
  contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.
  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
Il blog Il Parnaso Ambulante, e tutte le sezioni ad esso collegate, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
Boicotta il caso di marketing studiato a tavolino.( E' pure noioso)
Questo libro è da non comprare.E' l'ennesimo tentativo furbo di spingere un libro e farlo diventare consumo di massa.Spiace che ci si metta anche Starnone a consigliarlo.
Descrizione: Darren è bello, sportivo, timidissimo. Un giorno accetta un passaggio dal suo insegnante d'inglese, che è estremamente gentile con lui e lo riporta a casa. Quando alcuni studenti, per vendicarsi dei brutti voti, accusano il professor Tracy di essere omosessuale e di averli molestati, Darren, proprio per quel passaggio, viene chiamato a testimoniare. Si trova così suo malgrado trascinato nel fango della vicenda e dovrà scegliere da che parte stare.
Recensione di Anfiosso. In questo romanzo, che, come altre cose brevi (per esempio Bestie) non è tanto un romanzo quanto una novella, JCO si discosta dalla scrittura di tipo critico, sociologico, autobiografico tipica delle sue cose più impegnative per accostarsi, più o meno felicemente, a un genere. Come in Un'educazione sentimentale qui investiga la psiche del maschio adolescente, nella cornice del romanzo di formazione
[...]
Il mondo delle geishe da sempre rappresenta un universo sconosciuto a molti, quasi parallelo a quello vissuto quotidianamente dalle persone comuni.
Un piccolo mondo dove la tradizione regna sovrana e la forma è l’essenza stessa delle cose.
Spesso gli occidentali faticano a comprendere a pieno questa figura femminile così distante dai canoni e dalle categorie fissate per le donne da secoli di storia.
L’autore, con un’approfondita analisi, è riuscito ad inquadrare quello che è il nocciolo più nascosto di questa “Professione-esistenziale” .
Scritto sotto forma di romanzo il libro ha richiesto un ampio periodo di studio delle usanze, della formazione di queste donne, della storia stessa del Giappone.
Tutto questo traspare. Non si tratta di una semplice storia biografica, ma neppure di un saggio. Si legge con la passione e la facilità di un romanzo, si apprendono cose come da un accurato libro a tema.
Seguendo le orme di una giovane ragazzina di un povero paese del Giappone anteguerra approdiamo a Gion, quartiere delle Geishe di Kyoto, le più raffinate di tutto lo stato.
Viviamo la formazione, la sofferenza, la determinazione, i problemi, la passione che una vita del genere porta ad incontrare.
Senza accorgercene abbandoniamo la nostra stanza e approdiamo in oriente, percorriamo un lungo periodo buio della storia mondiale, affrontiamo la guerra e la vita nel lusso che l’ha preceduta, la sofferenza e il risollevarsi della popolazione.
Carlo Rossella: "Tango" (Mondadori). Dove racconta storie di passione e d'avventura in quel di Buenos Aires. Però lo fa con leggerezza paragonabile a una nuvola bianca, effimera.
La prima pagina della cultura del "Tirreno" rivela a tutti, compresi gli ignoranti, che a Livorno vive Jacopo Reali, 18 anni, scrittore prodigio, scoperto dalla casa editrice e/o e lanciato nella repubblica, sempre più indecente, delle lettere, palcoscenico il...
Si chiama Oskar, il protagonista del nuovo libro di Safran Foer. Si chiama Oskar, e suona il tamburo. C’è un altro Oskar, nella storia della letteratura, che suona il tamburo. E lo fa infinitamente meglio. Forse, se Safran Foer, avesse chiamato il suo protagonista Jan e gli avesse fatto suonare la tromba, sarebbe stato meglio. Insomma, come scrivere di un Hank che beve birra, o di un Bardamu che fa aborti clandestini. È pericoloso svegliare semplici rimandi mentali, è pericoloso suscitare paragoni. Soprattutto se il paragone non regge. Molto forte, incredibilmente vicino è, appunto, la storia di Oskar, un fastidiosissimo bambino newyorkese che ha perso il padre nelle torri gemelle, l’undici di settembre. Sembra un bambino uscito da Genius, pedante e fastidioso molto più dei bambini normali. Il padre è morto, ma Oskar continua a cercarlo, a cercare sue tracce, suoi ricordi. Salman Rushdie, nella fascetta che circonda il libro dice che l’ultimo lavoro di Safran Foer, nel ritratto del giovane Oskar, è molto commovente. Forse è proprio questo il fatto negativo: il libro si presta a facilissime commozioni, a sentimentalismi banalotti da film di cassetta. Safran Foer unisce con un unico laccio l’undici settembre, la distruzione di Hiroshima, i bombardamenti su Dresda. Sembra quasi che voglia venire incontro al lettore meno esigente, al lettore medio che sa che l’undici settembre è una cosa brutta, così come brutta è l’atomica e la devastazione di Dresda...
Bisogna riconoscere che Tracy Chevalier è una bella furbastra. Nata a Washington nel 1962, si è poi trasferita in Inghilterra nel 1984, dove ha lavorato a lungo come editor. Questo lavoro le deve aver insegnato molto su come si confeziona un best seller adatto al vasto pubblico.
Da qualche anno a questa parte, infatti, Tracy Chevalier sta sfornando dei romanzi che sono delle variazioni sullo stesso tema. Da The Virgin Blue del 1997, (tradotto di recente in italiano per Neri Pozza col titolo La vergine azzurra) a La ragazza con l’orecchino di perla (Neri Pozza, 2000), l’espediente è sempre quello di utilizzare un controverso e poco approfondito risvolto della storia dell’Arte (nella maggioranza dei casi per via della mancanza oggettiva di documentazione storica) e trasformarlo in un’idea narrativa. I suoi libri sono sempre seguiti da un buon battage pubblicitario, con folgoranti ed entusiastici giudizi critici: “Chevalier dona il soffio della vita al romanzo storico!” Già. Peccato che il romanzo storico sia un’altra cosa.
Non sto dicendo che la Chevalier non sappia scrivere o sia sprovvista di talento. Un master in Creative Writing nel 1993 all’Università dell’East Anglia deve averle pure insegnato qualcosa e a ben vedere non manca neanche d’immaginazione. Prendiamo per esempio questo La dama e l’unicorno (Neri Pozza, 2003, pagg. 285, Euro 15,50) che ho da poco finito di leggere. L’intuizione, come nel caso della ragazza con l’orecchino di perla del dipinto di Vermeer, è quanto mai felice. Nel 1882 il Governo francese acquistò per il Musée de Cluny (Oggi Musée National du Moyen Âge) di Parigi un ciclo di 6 arazzi di grandi dimensioni di cui si sa poco o nulla. E’ probabile che siano stati commissionati da una nobile famiglia parigina del tardo 400, i Le Viste, per un motivo sconosciuto. La loro fattura, l’utilizzo dei fondali Millefleurs e la tecnica di tessitura palesano un’abilità e caratteristiche tipiche del Nord Europa, specialmente Bruxelles e le Fiandre, dove operavano diverse botteghe specializzate in queste produzioni raffinate e ricche di dettagli. Vi invito a deliziarvi gli occhi andando a sbirciare la sezione relativa agli arazzi nel sito della scrittrice: www.tchevalier.com.
La concezione simbolica che presiede la realizzazione di questi arazzi ha di fatto impegnato a lungo gli studiosi, che hanno avanzato le ipotesi più disparate. Si tratta, ad un primo livello, di un’allegoria dei 5 sensi che presenta molti elementi ancora oscuri o di significato ambivalente. L’attrazione che suscita questa tradizione figurativa non lascia indifferenti nemmeno noi lettori, più o meno profani, ed è su questo immaginario che ha fatto leva la Chevalier nell’imbastire il suo plot....
d.: In genere come riesci a scegliere un libro che ti "cattura"? r.: In genere, quando ci riesco, lo considero più che altro un colpo di fortuna…perché, comeper unamagia, se trovo un l libro che veramente“mi cattura” in quel preciso momento vuol dire che si sono magicamente“allineate” tante circostanze favorevoli…sento veramente di essere stata scelta, catturata… ma la maggior parte delle volte sono io che catturo il libro.
d.: Va beh, ci sono trame particolari che ti catturano più di altre?
r.: Sì… No… alcune sempre, altre certe volte no…. Non so di preciso. Mi ricordo quando, qualche anno fa, ho cominciato un’estate a leggere i libri di wilbur smith… ho continuato nell’autunno… al finire dell’inverno li avevo letti tutti… ma proprio tutti! Ora, per esempio, sono alle prese con Sàndor Màrai à la donna giusta àun libro e uno scrittore che considero agli antipodi di wilbur smith
d.: No, io non ho letto quasi niente di loro, secondo te cosa mi sono perso? r.: Ti sei perso i due estremi… due modi di intendere e percepire la realtà diametralmente opposti. Ma, a dir la verità, è impossibile stabilire un confine… la terra di mezzo non lo permette.
d.: Adesso una domanda difficile. Io ho trovato una donna, la Yourcenar, che nelle Memorie di Adriano e nell'Opera al nero ha dimostrato di saper rappresentare in modo molto sottile il punto di vista maschile. Secondo te,.... che punto di vista ha rappresentato nelle sue opere? r.: Qui mi cogli molto impreparata. Ti saprò dire in futuro…
d.: Domanda facile facile, adesso....Sai quando uno dice "eh, non ho tempo, riesco a leggere solo d'estate" com'è che invece, quando un libro ti acchiappa, poi il tempo lo trova? r.: Non so a cosa ti riferisci… io mi sento sempre, quando più o quando meno, schiava di un libro.