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... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...

... che le informazioni, i link vari,
i consigli e gli sconsigli di lettura...
... il confronto, i commenti   contrastanti...costituiscano per me
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  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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post del 3 ottobre 2006



6/2 - Sei a metà - Sei autori a metà del guado
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Ogni giorno uno scrittore racconta il suo ultimo libro

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sabato, 02 agosto 2008

categoria: saggistica, libri che ho letto, saggi
 
Immagine di Guido Rossa, mio padre


  • Consigliato
  • Si legge bene e invoglia ad approfondire  (  Lino Di Gianni  )



Guido Rossa, mio padre

Anni di rimozione e omertà. Perché il sindacalista del Pci è stato ucciso dalle Brigate rosse. Dall'indagine della figlia affiorano nuove verità.
di Sabina Rossa, Giovanni Fasanella edizioni Bur euro 8,80

È l'alba del 24 gennaio del 1979. Le Brigate rosse uccidono il sindacalista Guido Rossa, che aveva provato a rompere il clima di omertà che regnava nelle fabbriche intorno ai terroristi. Quasi trent'anni dopo la figlia prova acapire che cosa quel giorno è veramente successo e lo racconta in questo libro. Chi era suo padre? Nessuno aveva mai chiarito il segreto di quell'omicidio: compagni di partito, operai, magistrati, carabinieri. Ed ex brigatisti: anche coloro che parteciparono all'azione armata.
scritto da linodigianni | 07:26 | commenti Torna sopra




sabato, 09 settembre 2006

categoria: segnalazioni, donne, anticipazioni, saggistica, saggi, migranti
 

Il velo e lo specchio di Ivana Trevisani

Ivana Trevisani

Il velo e lo specchio.
Pratiche di bellezza come forma di resistenza agli integralismi


Editore:
Baldini Castoldi Dalai

Data di Pubblicazione: 2006
Collana: I saggi
ISBN: 8884908817 Pagine: 232





Confidenze, denunce, semplici racconti del quotidiano affidati all'autrice nel corso di incontri e relazioni dirette, intrecciati a frammenti letterari, cinematografici e teatrali. Questa raccolta vuote testimoniare, attraverso le voci delle stesse protagoniste, la realtà, perlopiù ignorata dagli occidentali, di pratiche di resistenza delle donne arabo-musulmane. Infatti, la cura della bellezza, già antica pratica tradizionale del quotidiano, viene riproposta qui come un'autentica pratica politica. Nella bellezza che eleva lo spirito e il pensiero, che salva dall'immiserimento dell'anima e dall'abbrutimento dei corpi, le donne islamiche trovano la loro resistenza, nel tentativo di affermare la loro individualità.





scritto da linodigianni | 08:57 | commenti Torna sopra




mercoledì, 21 giugno 2006

categoria: anticipazioni, saggistica, saggi, 11 settembre, leggerò
 


David Ray Griffin

11 settembre, la nuova Pearl Harbor  

 
David Ray Griffin esamina in modo equilibrato, moderato e razionale tutte le teorie del complotto sugli attentati dell'11 settembre, scartando le più estreme e approfondendo quelle più attendibili.
Nell'ultimo anno, qualcosa è cambiato nella ricezione tributata dall'opinione pubblica mondiale alle teorie alternative sull'11 settembre. Il grande successo di alcune indagini indipendenti (si pensi ai libri di Meyssan, Vidal, Ahmed) e l'istituzione di una commissione d'inchiesta da parte del Congresso americano - commissione di fronte alla quale recentemente né George W. Bush né Condoleeza Rice hanno potuto negare l'esistenza di chiari avvertimenti precedenti all'11 settembre - sono le cause prime di questo mutamento: l'idea che "qualcosa non vada" nella ricostruzione ufficiale dell'amministrazione americana è ormai patrimonio comune.
Il successo di questo libro - che negli Stati Uniti ha avuto tre edizioni in un mese, ingresso nella top ten di amazon.com; e in Inghilterra, è stato prefatto nientemeno che da Michael Meacher, ex ministro della Corona - sono il portato di questo mutamento.
Non è scritto da un polemista di professione, bensì da uno fra i più illustri teologi statunitensi che, partendo da una posizione di completo scetticismo sulle cosiddette teorie del complotto, ne vaglia le principali e giunge a trovare in alcune di esse - in specie in quella formulata da Nafeez M. Ahmed in Guerra alla libertà (Fazi Editore, 2002) - elementi indubitabilmente probanti.
L'avvincente e lucida indagine di Griffin spinge il lettore a fare buon uso della logica e riconoscere l'evidenza. Già nel 1995 la polizia filippina consegnava agli Stati Uniti le informazioni trovate in un computer di Al Qaeda che descrivevano in modo dettagliato il "progetto Bojinka", un piano che prevedeva il dirottamento aereo per colpire degli obiettivi sensibili, come la Casa Bianca e il Pentagono. Nel luglio del 2001 la CIA e l'FBI avevano intercettato le informazioni su un probabile attacco nel corso dell'autunno.
I capi di governo di diversi paesi - Russia, Inghilterra, Giordania, Egitto e Israele, compresi i talebani dell'Afganistan - avevano informato l'intelligence americana dell'attacco. Non soltanto gli avvertimenti sono stati ignorati, ma sembra che le indagini siano state addirittura ostacolate.
Dunque, l'amministrazione Bush sapeva di un imminente attacco terroristico, ed ha probabilmente utilizzato questa consapevolezza per scatenare una guerra, come accadde per l'attacco giapponese a Pearl Harbor.
11 settembre, la nuova Pearl Harbororbita attorno alla convinzione che ancora oggi, scartando le teorie più fantasiose - tanto fantasiose che rischiano di affossare anche le indagini più serie - sia doveroso tuttavia trovare una verità sull'11 settembre più adeguata di quella ufficiale.

L'AUTORE David Ray Griffin è stato a lungo professore di filosofia della religione alla Claremont School of Theology. È codirettore del Center for Process Studies, autore e curatore di oltre venti libri. In particolare, ha sviluppato una corrente di studi teologici che in ambito anglosassone ha ricevuto importanti riconoscimenti.
 

scritto da linodigianni | 06:57 | commenti Torna sopra




martedì, 13 giugno 2006

categoria: interviste, filosofia, anticipazioni, saggistica, monografie
 

Gilles Deleuze
Abecedario di Gilles Deleuze
Intervista con Claire Parnet per la regia di Pierre-André Boutang
pagg. 8 ore di conversazione in 3 DVD
€ 40
ISBN 88-88738-77-0
 

Il libro
Un abecedario articolato per concetti che inizia con la lettera «A» di «animale» e si conclude con la lettera «Z» di «zigzag». Tra queste, in successione alfabetica, stanno concetti quali «desiderio», «resistenza», «tennis», «viaggio» o filosofi quali «Kant» e «Wittgenstein». Per ogni lettera sta un'idea, un concetto, una folgorazione o una semplice passione del grande filosofo. Il risultato è una meravigliosa testimonianza di pensiero, un'incredibile ostinazione al pensiero. Per ogni lettera sta un'idea, un concetto, una folgorazione o una semplice passione del grande filosofo. Il risultato è una meravigliosa testimonianza di pensiero, un'incredibile ostinazione al pensiero. Le otto ore di conversazione sono proposte in 3 DVD. Sono suddivise in 25 concetti chiave ai quali si può accedere per lettera o tramite una lista di argomenti. Poiché Deleuze finisce col parlare tanto di filosofia quanto di politica, di cinema o musica contemporanea, di sport o letteratura. Lo spettatore non può che restare ipnotizzato di fronte a tanto carisma, tanta limpidezza espositiva e tanta chiarezza di pensiero. E lo stesso Deleuze non presuppone in alcun modo che chi lo sta ascoltando e guardando sia uno specialista delle sue opere, un filosofo o anche solo uno studente. Le otto ore di conversazione sono proposte in 3 DVD. Sono suddivise in 25 concetti chiave ai quali si può accedere per lettera o tramite una lista di argomenti. In quest’unica e ultima opera video egli consegna a tutti il proprio testamento filosofico. Poichè, come ha sempre sostenuto, la filosofia non si rivolge ai filosofi. Accompagna i 3 DVD un libro, a cura di David Lapoujade, con citazioni, estratti, immagini dell'opera e della vita di Gilles Deleuze.

Gilles Deleuze
Gilles Deleuze è uno dei filosofi più importanti del Novecento. Le sue opere sono tradotte in decine di lingue e pressoché integrale è la sua traduzione in italiano. Claire Parnet, sua allieva e amica, è una delle maggiori interpreti del pensiero deleuziano. E' autrice del libro-intervista a Gilles Deleuze, Conversazioni (ombrecorte, 2000). Pierre-André Boutang, regista e amico del filosofo scomparso, è autore e produttore di numerosi film e documentari per la televisione franco-tedesca Arte e non solo.

 

scritto da linodigianni | 10:49 | commenti Torna sopra




domenica, 20 febbraio 2005

categoria: saggistica, libri che ho letto
 

La caffettiera del masochista. Psicopatologia degli oggetti quotidiani 
Donald A. Norman 

€ 14,50  
256 p.
Anno 1996 
Editore Giunti Editore
Collana Saggi Giunti

A chi non è mai capitato di spingere una porta invece di tirarla o di rinunciare a lavarsi le mani perché non riesce ad azionare il rubinetto? In questi casi la sensazione di incapacità personale è molto forte: eppure, sostiene Norman, la colpa non è dell'utente, bensì di chi ha progettato questi oggetti d'uso comune senza considerare le normali attività mentali la cui conoscenza è essenziale per la progettazione di un ambiente ben organizzato e rispondente alle esigenze della mente. L'autore nel corso del libro passa in rassegna un gran numero di oggetti, accompagnando l'analisi del design con aneddoti e analizzando atti mancati, errori piccoli e grandi, incidenti, dimostrando che il responsabile è il design che induce ad errore.


(anche su i libri che ho letto)

scritto da alp | 12:18 | commenti (5) Torna sopra




sabato, 02 ottobre 2004

categoria: anticipazioni, saggistica
 

E l'attraversamento dei chiari del bosco ricorda anche il modo in cui si sono percorse le aule. Come i chiari, le aule sono spazi vuoti pronti a venirsi riempiendo uno alla volta, spazi della voce nei quali si apprenderà con l'udito, ossia in modo più immediato che dalla parola scritta, alla quale bisogna per forza restituire accento e voce per sentire che ci viene diretta.

Alla parola scritta dobbiamo andare incontro a metà del cammino. Ed essa conserverà l'oggettività e la fissità inanimata di ciò che ormai è stato detto, di ciò che già è in sé e per sé. Mentre con l'udito si riceve la parola, o il gemito, il sussurro che ci è destinato. La voce del destino si ode molto di più di quanto non si veda la sua figura.

E così si corre per i chiari del bosco analogamente a come si scorre per le aule, di aula in aula, con attenzione sempre ravvivata ma che - non c'è dubbio - di quando in quando scema o viene addirittura meno aprendosi così un chiaro nella continuità del pensiero che si ascolta: la parola perduta che non tornerà mai, il senso di un pensiero che partì. E la parola rimane in sospeso, il discorso che cessa quando più se ne pendeva, quando si era a un passo dalla sua definitiva comprensione. E tornare indietro non è possibile. Discontinuità irrimediabile del sapere dell'ascolto, immagine fedele della vita stessa, e dello stesso pensiero, della frammentarietà dell'attenzione, dell'incompiutezza di ogni sentimento e autopercezione, e ancor più di ogni azione. […]

Nei chiari del bosco non ci si porta, come in verità non si reca il bravo studente nelle aule, per fare domande.

Marìa Zambrano, Chiari del bosco, trad. di Carlo Ferrucci, Bruno Mondadori, Milano, 2004, p.17- 18 (Claros del bosque, Seix Barral, Barcelona,1990, p.16 - 17)

biografia della scrittrice- filosofa

Cercare nelle sue parole, celebrarne l'opera, seguirne passo passo la
biografia, ha significato per le donne della Plataforma trovare linfa
nuova, paradossalmente nuova in una filosofa di cui si commemora quest'anno il centenario della nascita.

Il calendario che presentiamo è un piccolo campione di questo incontro e
anche un nostro omaggio a lei. Abbiamo scelto brevi brani dai suoi libri,
alcuni per la loro evidente validità nell'attuale contesto politico
mondiale, altri perché toccavano e davano luce alle nostre riflessioni.
Ci siamo soffermate sugli scritti sull'esilio e la guerra, perché quello
che viviamo è un tempo di scontro permanente. La voce di Marìa Zambrano,
donna di pace, nasce dalle condizioni della sua esperienza vissuta nella
guerra, perciò le sue parole di conciliazione e convivenza tra le persone
sono così vive ancora oggi.

Seguendo Marìa Zambrano nei suoi testi, riconosciamo con lei alcuni dei
problemi morali, culturali e politici più seri della nostra società: la
ricerca insistente del successo, l'abuso di potere, l'invidia, la titubanza
o la mancanza di opinione impegnata.
Inoltre, l'armonia tra la biografia della pensatrice e la sua opera, la
coerenza e verità nelle sue parole e nella sua vita, ha di per sé, oggi, un
valore fondamentale.


Questo calendario è stato realizzato da Carmen Delgado, Carmen Holgueras, Ana Lozano, Gloria Sánchez, Ana Vargas.





























scritto da alp | 08:07 | commenti (3) Torna sopra




martedì, 14 settembre 2004

categoria: anticipazioni, saggistica
 

Gianna Sarra

"Caro amore ti scrivo": lettere e letteratura
Lettere d’amore, struggenti e sofferte, scritte dai più importanti protagonisti della storia della letteratura.
di Francesca di Mattia

”Una lettera come si deve, secondo la mia teoria, dovrebbe essere una pellicola di cera su cui si ricalcano le sporgenze e le incavature della mente”, scriveva Virginia Woolf nel 1907. E ancora Lewis Carroll, con la frase "L'uomo è un animale che scrive lettere", scolpiva quella vera e propria ossessione epistolare che da sempre affligge e delizia il genere umano. Un'ossessione di cui le lettere d'amore sono il cuore e il motore. Basti pensare a Sibilla Aleramo, che ne scriveva alcune lunghe fino a centocinquanta pagine, all’epistolario di Voltaire che ne conta più di ventimila, a quello di Proust che è raccolto addirittura in diciannove volumi.

Da questa riflessione è nato il libro La sindrome di Eloisa. Da Ovidio a Henry Miller, da Emiliy Dickinson a Simone de Beauvoir: le lettere d'amore di scrittrici e scrittori: un’operazione culturale decisamente interessante, realizzatasi grazie alla tenacia di Gianna Sarra, ex insegnante, autrice di saggi e poesie, che per sei lunghi anni si è cimentata nella faticosa ma appassionante impresa di raccogliere una sterminata mole di documenti, citazioni e brani delle più suggestive lettere d'amore della storia letteraria universale, e di farne una classificazione ragionata.

Il libro è un vero e proprio “corteo vivente” di scrittori e scrittrici, colti in un momento intimo e rivelatore di grandi passioni quanto di meschine bassezze: la scrittura epistolare, genere letterario che lentamente l’editoria sta rivalutando con una certa attenzione - come afferma Renato Minore nella prefazione – qui assurge a modello narrativo del discorso sentimentale. O, se vogliamo fare un gioco di parole, rappresenta una “letteratura nella letteratura”, tanto l’animo dello scrittore rispecchia, in alcuni casi, quello dell’uomo innamorato.

Né un saggio né un’antologia, piuttosto un racconto fittamente popolato, a cominciare dagli amanti per eccellenza della letteratura epistolare, Abelardo ed Eloisa e che, passando per Freud e Byron, giunge a Pasternak, Anaïs Nin, Virginia Woolf, Sartre, Kafka, Marina Čvetaeva, Moravia, Saba, Pasolini.
Un contrappunto continuo di frasi d’amore/disamore e commenti dell’autrice, che destreggia con abilità l’ampiezza del materiale e intreccia le vicende sentimentali le une alle altre, fornendoci elementi inediti di introspezione.

Alla fine sembra di conoscere un po’ meglio i “mostri sacri” che hanno abitato le nostre letture, e si prova un sottile piacere voyeuristico ad entrare nell’intimità dell’autore che ferma sulla carta il suo cuore, come accade leggendo questa frase di Katherine Mansfield su una lettera appena ricevuta: “L’ho letta dal principio alla fine… l’ho mangiata, respirata, e alla fine mi sono scaraventata giù dal letto, ho aperto le persiane e ho visto che il giorno era azzurro e che brillava il sole”.
La lettera, dunque, come oggetto fisico che scatena le più disparate reazioni emotivo-affettive, e come simbolo di un modus vivendi e amandi che spinge, inesorabilmente, ad una risposta, prima di tutto a sé stessi.

La Sarra parte dalle origini della lettera come strumento di comunicazione, che vede i suoi precursori nei fiolosofi greci Platone ed Epicuro - e più tardi in Cicerone, Orazio, Ovidio e San Paolo – per arrivare alla suddivisione tematica del materiale raccolto, che chiarisce alcuni aspetti della complessa sfera amorosa di scrittori e scrittrici, ed evidenzia le trasformazioni attuali causate dall’avvento di chat, e-mail ed SMS, strumenti di mimesi e di nuovi linguaggi, vocabolari e standard comunicativi.

Intriganti i capitoli dedicati a “sindromi e complessi”, come la sindrome di Eloisa, per l’appunto, che vede la donna “martire dell’eros”, completamente desessualizzata agli occhi del pentito Abelardo, a cui pure la monaca continua a pensare e scrivere con masochistico fervore (“Ho voluto dimostrarti che tu eri l’unico padrone, non solo del mio corpo ma anche della mia anima”), e che colpisce talvolta anche il sesso maschile, come quando Jean-Jacques Rousseau scrive: “Volli costringermi a non rispondere a quelle lettere funeste che non potevo proibirmi di leggere. Questa atroce battaglia mi alterò la salute”.
Occorrerà molto tempo per arrivare ad altre filosofe, scrittrici, amanti – Lou Salomé, Anaïs Nin, Sibilla Aleramo – in grado di legittimare nella vita e nell’opera la tensione erotica delle donne.

Le scrittrici appaiono poi - come nel caso di Emily Dickinson, attaccata alla sua “condizione scalza” - delle vere e proprie “monache laiche” che hanno liberamente scelto la reclusione, trasformando la passione in ascesi.
George Sand scrive a de Musset: “Temo ancora che la gravità della mia casa possa spaventarvi… Però se in un giorno di disgusto e di stanchezza della vita attiva foste tentato ad entrare nella cella di una reclusa, vi sarete ricevuto con riconoscenza e cordialità”.

E nel capitolo dedicato al complesso di Arianna, l’innamorata “guida l’eroe attraverso il labirinto dell’inconscio fino alla luce dell’opera compiuta”, come una madre premurosa fino all’estremo: accade a Marina Čvetaeva, che scrive a Pasternak nel ’23: “Ai poeti ho fatto da balia, assecondando le loro bassezze – oh, non sono stata affatto poeta! Né Musa!… Con il poeta dimenticavo sempre di essere poeta… Per questo non ho e non avrò mai un nome”. Un ruolo materno che spinge il creatore a realizzare la sua opera, figura ben diversa da quella della “donna ispiratrice”.

L’excursus amoroso continua con i “fidanzamenti e i matrimoni epistolari” – come quello di Fernando Pessoa, che scrive d’amore gustandone l’assenza fisica, in una distanza cercata e perseguita con artifici ad hoc -, quelli di Kafka con le sue quattro donne più importanti, che rifiuta spesso di incontrare in nome della creazione letteraria, e quello di Joyce con Nora Barnacle, in cui lo scrittore irlandese risponde con parole struggenti alle lettere di sua moglie, capolavori di tenerezza e sgrammaticature: “Voglio essere signore del tuo corpo e del tuo spirito… Non sei, come dici, una povera ragazza ignorante… Sei stata per la mia prima virilità ciò che il concetto della Beata Vergine era stato per la mia fanciullezza”.

Decisamente più gustosa e meno amara la sezione dedicata ai ménages à trois, in cui Sartre mostra alla de Beauvoir tutte le lettere scritte alle presunte amanti, scendendo nei dettagli e cercando l’approvazione della compagna di sempre. Che nel frattempo ha una storia d’amore con lo scrittore americano Nelson Algren, scapolo impenitente ma innamorato di Simone: lei rifiuta la sua proposta di matrimonio, e nel celebre romanzo I mandarini spiattella tutti i segreti della sua relazione d’oltreoceano, utilizzando come materiale le stesse lettere di Algren, che in seguito scriverà: “Ho frequentato i bordelli di tutto il mondo, e lì le donne chiudono la porta… Lei, invece, ha spalancato la camera da letto e ha invitato il pubblico e la stampa ad entrare”.

La lettera, insomma, diviene sede di apertura e chiusura, narcisismo e dedizione, passione violenta e tiepido avvertimento, recriminazione e oblazione di sé. L’analisi di Gianna Sarra è da lodare per il suo rigore, e spiana il cammino a nuovi campi di ricerca, sia letteraria che psicologica. Ma né la letteratura né la psicologia tolgono a queste lettere d’amore la spontaneità di un atto che nasce dal sentimento, come scrive Pessoa: “Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole. Le lettere d’amore, se c’è l’amore, devono essere ridicole”. Ricordiamocelo.

Gianna Sarra
La sindrome di Eloisa.
Da Ovidio a Henry Miller, da Emiliy Dickinson a Simone de Beauvoir: le lettere d'amore di scrittrici e scrittori
Prefazione di Renato Minore
Nutrimenti, 2003 pp. 160, euro 14











scritto da alp | 23:34 | commenti (3) Torna sopra




domenica, 22 agosto 2004

categoria: saggistica
 

Luciano Canfora

“Il copista come autore”- ediz.Sellerio

Grazie a una narrazione scorrevole e precisa lo studioso ci fa percorrere le tappe e i punti fondamentali che il copista seguiva nel realizzare la “sua opera”.

Infatti ci viene spiegato come la copia sia una vera e propria opera a parte rispetto al modello,in cui è in rapporto padre/figlio.

Così come nei rapporti di parentela il figlio non è il clone del genitore,ma ne conserva caratteristiche innovando su altre particolarità,così un manoscritto non è mai uguale a un altro.

Non sempre sono errori o travisamenti quelli operati dal copista,anzi,spesso si tratta di rielaborazioni,che fanno riferimento al contesto culturale,sociale e all’epoca del copista.

Lo stesso vale per i traduttori di un’opera,che si attengono al contenuto,ma usano altre espressioni per renderlo meglio nella lingua differente.Questo non è”Tradire”l’opera,ma cercare di coglierne il senso ultimo per renderlo a pieno.

Certamente molti copisti sono stati vittime di errori banali,di colossali travisamenti,di manipolazioni ad hoc di un’opera che altrimenti avrebbero ritenuto inaccettabile,ma non si può fare di tutta l’erba un fascio e così Canfora ci accompagna in questo viaggio filologico per nulla pesante,anzi oserei dire avvincente,alla scoperta di uno dei mestieri più antichi del mondo.

 

scritto da Minerva84 | 12:48 | commenti Torna sopra




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