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... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...

... che le informazioni, i link vari,
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I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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post del 3 ottobre 2006



6/2 - Sei a metà - Sei autori a metà del guado
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venerdì, 05 giugno 2009

categoria: libri, letteratura italiana, gialli, letteratura per ragazzi, romanzi italiani
 

Videopresentazione de Guardie, ladri e tracciatori

 

Ok... grande imbarazzo, ma devo prendermi le mie responsabilità :-) Nel video girato da Patrick Mancini (che ringrazio molto) nel mitico nuovo telegiornale on-line zero91 presento il mio ultimo romanzo GUARDIE LADRI E TRACCIATORI... perdonatemi gli ehmmmm... e l'ultima frase: in realtà sarei sia karateka, sia tracciatrice ;-) - www.manuelamazzi.ch

scritto da mmazzi | 08:15 | commenti Torna sopra




martedì, 06 novembre 2007

categoria: libri, bloggerscrittori, libri che ho letto, festival, romanzi italiani
 

Questo mio articolo è già apparso
sul del settimanale ticinese e viene qui approfondito con l'ampliamento della recensione


 

Presente anche la Svizzera italiana
«Il bene tolto» di Giusi D’Urso apre la rassegna

Libri, editori e autori al Pisa Book Festival

di Manuela Mazzi 

«La piccola editoria ti conquisterà». Questo lo slogan del Pisa Book Festival svoltosi l’ultimo finesettimana di ottobre nella città della torre pendente. E tra i «conquistatori» c’era anche la Svizzera italiana. Giunta alla quinta edizione, la fiera quest’anno ha infatti eletto quale proprio ospite la Società Editori della Svizzera Italiana (SESI), nell’ambito del progetto «Paese ospite: una finestra sull’Europa».

La manifestazione, di fatto, ha permesso alla rappresentanza dell’editoria ticinese di far conoscere i propri prodotti, ma anche di presentare il nostro territorio da un punto di vista culturale attraverso temi importanti, come la cultura etica della malattia e della cura, l’italianità all’interno di un federalismo linguistico, l’essere un crocevia mediatico, l’integrazione e l’apertura che nascerà con AlpTransit, e altro ancora.

Alla SESI è stato riservato un intenso programma, tra presentazioni e conferenze, che ha visto impegnati autori, editori, giornalisti, dottori e diversi altri relatori noti nel nostro cantone come: Sandro Bianconi, Chiara Orelli Vassere, Claudia Quadri, Roberto Malacrida e Graziano Martignoni, Pierre Lepori e Francesco Biamonte, Fabrizio e Michele Fazioli, e poi ancora Marco Borradori, Piero Martinoli, Carlo Ossola, Alberto Galla, Tania Giudicetti-Lovaldi e Pietro De Marchi.

Oltre ai diversi incontri la Svizzera italiana è stata presente durante tutti i tre giorni della fiera grazie a uno stand collettivo che esponeva i prodotti dei vari editori locali.

Non sarebbe però un articolo completo se  parlando di una fiera letteraria non si citasse almeno un libro meritevole. Ebbene una nota di rilievo va quindi alla presentazione dell’opera che ha avuto l’onore di dare il via al Festival letterario, in concomitanza con altre tre conferenze di cui un seminario, un convegno e un incontro d’autore. Stiamo parlando de «Il bene tolto», romanzo d’esordio della pisana Giusi D’Urso (www.giusidurso.com) appena uscito per le Edizioni Progetto Cultura. In un centinaio di pagine l’autrice ha saputo trattare con straordinaria capacità narrativa un tema delicato come quello della violenza sulle donne e dei rapporti con gli uomini dopo la violenza subita. La scelta del comitato organizzativo di mettere in risalto quest’opera, è stata dettata, oltre che dal valore letterario riconosciutole da subito, anche per sottolineare l’edizione 2007 che coincide con l’anno europeo delle pari opportunità per tutti.

Un libro che dovrebbe venir letto, più che dalle donne che vi si riconosceranno, dagli uomini che desiderano capire e sfogliare pensieri femminili spesso «segreti», o taciuti per mancanza di comprensione da parte del compagno. Una storia che scioglie alcuni nodi della memoria della protagonista, la quale ricompone nel libro la propria storia attraverso forti emozioni.

 

...continuazione della recensione del libro "Il bene tolto" di Giusi d'Urso

 

Ho parlato di forti emozioni, sì, perché il libro di Giusi D’Urso è un cofanetto di ricordi vivi, una tormenta di flash back che attanaglia i pensieri di una donna dagli occhi color nocciola intenso, sdraiata sul divano e vestita solo dalla morbidezza di una vestaglia di ciniglia, che non riesce però a smussare la rudezza degli spigoli di un passato ingombrante. Come accade alla protagonista lo stesso capita al lettore che inizia a sfogliare con gli occhi “Il bene tolto” della scrittrice pisana: in un turbinio di salti nel passato, in poche ore, si viene attirati al centro del vortice di sensazioni a volte spensierate, spesso ingestibili, sempre indelebili, fino ad arrivare nelle pagine più oscure e travolgenti dove, a quel punto, nessun lettore potrà voltare lo sguardo per non vedere... Perché il grido di sofferenza scaturito da un bene tolto con la forza riecheggia per anni, a volte per sempre, nel cuore di una donna, sebbene troppo spesso venga soffocato e strozzato nella gola di coloro che vorrebbero liberarsene, ma che non ci riescono: forse perché non è facile farlo, e neppure trovare un ascoltatore in grado di capire...

La scrittura di Giusi  D’Urso, pur trattandosi di un argomento così grave, non cade mai nel patetico. Piuttosto il contrario: la forza della protagonista, in tutta la sua fragilità, emerge a ogni tratto, sapendo regalare anche descrizioni incantevoli che, ripescate dallo stesso passato tormentoso, creano parentesi di calma apparente dove profumi e sapori ossigenano scampoli di pace e serenità.

scritto da mmazzi | 17:39 | commenti Torna sopra




sabato, 15 settembre 2007

categoria: libri che ho letto, romanzi italiani
 



Nel paese di Tolintesàc

Cristiano Cavina

Marcos y Marcos edizioni

euro 14,50

pagine: 262

Come non restare ammaliati della scrittura vivida ed efficace di questo autore - secondo me ingiustamente - poco conosciuto?

Cristiano Cavina prende a prestito la magia affabulatoria di Fellini rielaborandola in una scrittura visionaria ma asciutta, senza cadere in facili esagerazioni.

Il ritmo coinvolgente e il sapiente utilizzo di vari ed opposti registri narrativi trascina il lettore in un mondo fatato dove le parole sono veicolo di conoscenza e di dubbio, dove il detto e il non detto si fondono, trasformando la storia di una semplice famiglia di contadini emiliani in una saga popolata da personaggi eroici.

Nel paese di Tolintesàc ("pigghia e porta a casa", diremmo qui in Sicilia) le persone non muoiono, ma "si avviano", per vedere il mare si va in collina, la guerra è un buco nero e al di sopra di tutto aleggia il profumo di Spuma di Sciampagna delle mani di nonna Cristina.

Secondo me possiede tutti i numeri per diventare un classico. Straconsigliato a tutti-tutti.

splash!







scritto da LaSirenetta | 16:18 | commenti (3) Torna sopra




lunedì, 26 febbraio 2007

categoria: libri, libri che ho letto, lettura, romanzi italiani
 

Chi muore si rivede (Andrea Fazioli)

Chi muore si rivede

di Andrea Fazioli

 

«Ma perché Meienberg? Perché Marco? Perché la moissanite? Contini aveva l’impressione di trovarsi davanti a un messaggio in codice. Da qualche parte c’era un inganno, come un effetto ottico moltiplicato dalle facce di un diamante».

Spesso, nelle mie brevi recensioni, scrivo che l’autore con maestria è riuscito a catapultarmi tra le sue pagine portandomi attraverso paesi da scoprire. Questa volta è il contrario. È il libro che in un abbraccio conosciuto mi ha avvolto in una storia di quelle che, quando richiudi la copertina, non sai se sta continuando attorno a te oppure se era solo finzione ora sospesa. Il libro di cui parlo, di fatto, è ambientato in Ticino. Non solo: in un paio di capitoli la storia si svolge persino lungo la stessa tratta di ferrovia che percorro abitualmente per recarmi al lavoro, negli stessi vagoni in cui sono solita a leggere libri come quello scritto da Andrea Fazioli, “Chi muori si rivede”. Un giallo che parte lentamente, per poi incalzare sempre di più, in un ritmo che ben si presta alla cronologia degli eventi raccontati. Misteri, intrighi, suspense, colpi di scena, scadenzati da momenti di ritiro meditativo, di pause forzate, di vuoti e attese sospesi, in cui il protagonista si ritrova a vivere quasi come fosse guidato dal caso. Un po’ distratto, quasi imbranato, o solo fatalista, Elia Contini, l’investigatore privato introverso quanto basta, fa quasi tenerezza tanto inesperto, o meglio, privo di guizzi talvolta si mostra al lettore: una sorta di tenente Colombo che più che farci, c’è! Tuttavia ci si affeziona a quell’aria un po’ così.

 

«Nulla ricorda a un uomo la sua mortalità quanto la lunghezza delle serate estive. Come a carnevale una donna fugge tra i colori dopo un ultimo bacio, il sole scivola tra i castagni lasciando sui prati gli ultimi strascichi della sua luce. Contini, nel bosco dietro casa, alzò lo sguardo verso le strisce rossastre di sole. Gli venne in mente il sangue di una ferita… oppure l’impronta di un rossetto».

 

È evidente che, l'amico e collega, Fazioli ha puntato più sulla scenografia e sulle descrizioni ben riuscite dei personaggi. Ciononostante la trama è parecchio intrigante, anche se disseminata di un’ingenua freschezza, sia – come detto – per l’operato del investigatore, sia per il filone sentimentale intessuto nella storia. Caratteristica quest’ultima che permette anche ai più piccoli di avvicinarsi al romanzo.

Unica nota un po’ stonata l’ho incontrata soprattutto all’inizio: a volte viene un po’ troppo sminuito il nostro Piccolo, Periferico, Tranquillo, Rassegnato, Quasi Inesistente cantone che si chiama Ticino… quasi a sottolineare una sorta di umiltà verso le grandi città oggetto di opere più “importanti”: uno spreco di energia che avrei preferito veder investita per far risaltare aspetti più positivi del paese... Ma anche in questo caso – respirando ancora una volta quella freschezza di modestia – si può perdonare l’autore.
Da un punto di vista più “tecnico” la seconda parte appare decisamente migliore della prima. A tal punto che sembra sia passato parecchio tempo (leggesi nel senso della maturazione personale dell’autore) dalle prime 100 pagine a quelle seguenti. In ogni caso ho apprezzo la ricerca… (almeno questa è l’idea che mi sono fatta) sui particolari del mondo dei gioiellieri… mi piacciono i dettagli perché mi fanno interessare e scoprire curiosità che ignoravo.

Mi è piaciuta anche la ricerca nel cambiamento della tecnica di scrittura, sempre per quanto riguarda la seconda parte. Peccato per i capitoli troppo lunghi e quei pochi refusi… Ma ne vale la pena.
Unico vero auspicio per il prossimo romanzo, che sono certa arriverà presto, è che dal punto di vista investigativo il protagonista si svezzi un pochino di più…

 

« - Capisci?

  - Sì.

  - Pensi di riuscirci?

  - Non sarà facile.

  - Hai qualche idea?

  - No. Non mi servono idee. Le idee servono per morire».

 

Titolo:         Chi muore si rivede (2006)

Autore:        Andrea Fazioli

Genere:        Giallo

Attenzione:   Purtroppo non è in vendita in Italia - si trova solo in Svizzera

scritto da mmazzi | 10:16 | commenti (1) Torna sopra




sabato, 18 novembre 2006

categoria: anticipazioni, leggerò, romanzi italiani
 

La figlia oscura di Elena Ferrante


La figlia oscura
Elena Ferrtante



Collana: Dal Mondo
Area geografica: Autori italiani
ISBN: 88-7641-753-2
Pagine: 160
Data di pubblicazione: novembre 2006 
Euro 14,50 






IL LIBRO
Un racconto avvincente che scava nei sentimenti contraddittori che ci legano ai nostri figli.
Leda è un’insegnante di letteratura inglese, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di partire per una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, la donna si imbatte in una famiglia poco rassicurante, in eventi minacciosi. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.

Con questo romanzo feroce e commovente, Elena Ferrante racconta una nuova vicenda di donna, quotidiana e che tuttavia toglie il respiro. (recensione della casa editrice)

scritto da linodigianni | 05:46 | commenti (13) Torna sopra




lunedì, 30 ottobre 2006

categoria: libri che ho letto, romanzi italiani
 

Gomorra di Roberto Saviano

Gomorra
Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

Roberto Saviano




Casa editrice: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno pubblicazione: 2006






Descrizione:
L’autore racconta come in un romanzo aspro e feroce, il potere della camorra, la sua affermazione economica e finanziaria e la sua potenza militare. Una raccolta di testimonianze e leggende fatta sui luoghi degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan malavitosi.

Quarta di copertina:
Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umano, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri. Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più....


* Recensione di Anfiosso:

Ultimamente si fa un gran parlare di Roberto Saviano, questo scrittore napoletano, classe 1979 (è quindi un giovane di 27 anni, beato lui — benché i giornali abbiano riportato in massa che ne ha 28), che ha scritto un romanzo, o romanzo-inchiesta, o romanzo-saggio, dal titolo Gomorra. Scelta che, per la sua mera assonanza con "Camorra", mi sapeva un po’ di pretesco (i preti, che per la più parte non sanno quello che si dicono, tendono ad essere sicuri più del suono che del significato delle parole, è per questo che sono usi a questi giochini di parole e rispondenze foniche), e infatti prende spunto da una predica di d. Giuseppe Diana, un sacerdote di Casal di Principe (patria dello scrittore) ucciso dalla camorra. Ho seguìto la vicenda personale di Saviano sui giornali, e ho tentato di capire che cos’avesse detto di tanto sbagliato, per finire minacciato dalla camorra....

(continua a leggere)

scritto da redazioneparnaso | 11:47 | commenti (7) Torna sopra




martedì, 29 agosto 2006

categoria: segnalazioni, libri che ho letto, romanzi italiani
 

L'orologio di cenere

Bisogna essere dei sognatori, di questi tempi, per aprire una casa editrice. E I sognatori è, per l’appunto, una recentissima realtà editoriale, targata Lecce, situata perciò in quel meridione d’Italia che ha sfornato e sfornerà grandi talenti letterari. Se andate a leggere il programma d’intenti nel loro sito, I sognatori si prefiggono di dare voce a quanti credono nei sogni come se fossero l’unica realtà (…), perché per loro ogni scrittore (…) è fondamentalmente un sognatore. Come dargli torto? Lodevole – pur essendo una piccola casa editrice – l’obiettivo di non richiedere contributi di sorta all’autore, più o meno misconosciuto, che mettono sotto contratto, e di puntare sulla qualità della proposta.

 

Abbiamo avuto modo di leggere il loro primo libro in catalogo, L’orologio di cenere, di Aldo Moscatelli (I sognatori, pagg. 135, Euro 8,90), un libro ben confezionato, che ricorda il formato Sellerio o i libricini neri di Stampa Alternativa. Interessante anche la copertina, con un disegno che rievoca atmosfere surrealiste alla Magritte o alla Dalì. Curiosi e graditi due elementi che dovrebbero contraddistinguere la casa editrice: la biografia dello scrittore in quarta di copertina (scritta dall’autore stesso) e un’intervista all’autore in coda al romanzo (dove gli viene fornita la possibilità di esprimere le proprie idee letterarie, aprendo al lettore l’officina della propria scrittura).

 

Ma veniamo al romanzo...


(continua su i libri che ho letto)

scritto da cigale | 22:02 | commenti Torna sopra




sabato, 05 agosto 2006

categoria: libri che ho letto, romanzi italiani
 

La dismissione di Ermanno Rea
Titolo: La dismissione

Autore: Rea Ermanno

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Data di Pubblicazione: 2006


Smontare l'impianto dell'Ilva prima che giungano gli acquirenti cinesi che si porteranno via «la fabbrica» a pezzi, è il pensiero che ossessiona Vincenzo Buonocore, operaio elevato a tecnico, chiamato a realizzare lo smantellamento dell'acciaieria. Per Bonocore è impossibile condurre a termine il compito con professionalità: mettendo mano a quelle macchine egli è costretto a rileggere episodi di vita, ritrova volti e nomi di chi ha condiviso con lui l'amore per l'acciaieria. Il suo resoconto dettagliatissimo rivela un'impresa che è prima di tutto interiore, e così l'io narrante, l'interlocutore che raccoglie la confessione di Bonocore, traccia la storia della vita di un uomo che non può disgiungere il proprio destino da quello della fabbrica in cui ha lavorato

Gianni Amelio, ha già scritto la sceneggiatura del suo nuovo film, liberamente tratto dal romanzo di Ermanno Rea "La dismissione", storia di un operaio dell'Italsider di Bagnoli che a 50 anni si ritrova "dismesso" dal lavoro insieme alla propria fabbrica. Ne girerà una parte in Cina, perché il libro si conclude con la vendita della fabbrica di Bagnoli ai cinesi, che la porteranno a pezzi nel loro Paese e una parte a Genova.

vivamente consigliato, si legge d'un fiato.(lino)


 

scritto da linodigianni | 08:06 | commenti Torna sopra




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