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Mi piacerebbe molto...
... leggere qualcosa di tuo sul blog...
ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento
senza offesa alcuna...
...vedere il carrozzone andare ... ... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...
... che le informazioni, i link vari, i consigli e gli sconsigli di lettura... ... il confronto, i commenti
  contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.
  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
Il blog Il Parnaso Ambulante, e tutte le sezioni ad esso collegate, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La novita` che vogliamo segnalare per la prossima settimana e` l’arrivo del Podcast: un modo nuovo per ascoltare Fahrenheit. Da lunedi` si potranno infatti scaricare tutte le interviste agli scrittori ospiti in studio per il Libro del Giorno sul proprio computer o su un lettore mp3. Dalla prossima settimana troverete un link all’interno del sito di Fahrenheit, cosi` come sul sito generale di Radio3, che vi permettera` di scaricare e dunque conservare le interviste che preferite. Si comincia Lunedi` con lo scrittore ospite della puntata di oggi, venerdi` 17 febbraio: Carmine Abate che presenta il suo ultimo romanzo “Il mosaico del tempo grande”, edito da Mondadori.
Gli scrittori della prossima settimana ( tutti dunque “scaricabili” tramite podcast) saranno, da lunedi` 20 a venerdi` 24: Tullio De Mauro, Parole di giorni lontani, Laterza; Rachid O., Il bambino incantato, Playground; Grazia Livi, Lo sposo impaziente, Garzanti; Paolo Nori, I quattro cani di Pavlov, Bompiani; Amanda Davis, Mi chiedo quando ti manchero`, ed. Terre di mezzo.
Per l’ormai consueto spazio del “FahreBlog”, ogni giorno una lettera inviata agli ascoltatori di Fahrenheit da uno scrittore o da un intellettuale, e` la volta del filosofo Massimo Dona`.
Continuano le rubriche dedicate alla segnalazione degli eventi che si stanno svolgendo ogni giorno in giro per l’Italia, l’appuntamento con le librerie, biblioteche e gruppi di lettura che vi invitiamo a segnalarci, e l’ormai nota Caccia al libro.
Se c’è un personaggio della banda Disney che mi sta proprio antipatico, quello è il cugino Gastone. Creato da Carl Barks nel 1948, Gastone Paperone doveva presentarsi all’inizio come un rivale di Paperino in fatto di fanfaronate. Gastone ha una fortuna sfacciata. Se cercate di liberarvi di lui gettandolo in un pozzo, state pur certi che scavando nel fondo è capace di scovare un giacimento petrolifero che gli frutterà fantastiliardi. Ciò che ce lo rende maggiormente irritante è che si tratta di un papero senza qualità e senza meriti: è azzimato, infido ed egoista, veste come un dandy e ha la sfrontatezza di colui che si fa strada nella vita consapevole di ottenere un sicuro successo.
Gastone è abbastanza simile, per certi aspetti, ad Astolfo, il paladino incaricato di andare a recuperare sulla luna il senno perduto di Orlando, impazzito d’amore per la pagana Angelica nell’ Orlando Furiosodi Ariosto. Astolfo è un personaggio incongruo: bello e vanesio, bravo a parole ma di poco valore; come guerriero è un millantatore (usa infatti armi fatate che i paladini disdegnano perché l’usarle non rende nobile il cavaliere).
Come recita un saggio detto popolare, sembra che la Fortuna sia cieca – a dispetto della sfiga, che dall’ottico risulta sempre avere una vista di undici decimi. Nella novella di Cisti Fornaio del Decameron(VI, 2) Boccaccio mette in bocca al personaggio di Pampinea l’opinione che Natura e Fortuna sono le due ministre del mondo, e in sostanza “Che si potrà dir qui, se non che anche nelle povere case piovono dal cielo de’ divini spiriti, come nelle reali di quegli che sarien più degni di guardar porci che d’avere soprauomini signoria?” (Decameron, X, 10).
Se per Dante, legato a una concezione medievale del cosmo, la Fortuna è il prodotto dell’intervento di un’intelligenza divina, ovvero l’esito – in tempi posteriori – della divina provvidenza di matrice manzoniana, per Boccaccio Natura e Fortuna sembrano essere gli effetti del caso, che senza costrutto e logica dispensa e toglie. L’universo del Decameron è preda del caos e all’ingegno umano risulta arduo contrastare le forze immani delle due Ministre.
Ma allora, come conciliare un’altra espressione piuttosto in voga che vede l’uomo come artefice del proprio destino? Vale la pena di darsi tanto da fare, organizzarci la vita, elaborare progetti, intraprendere imprese il cui esito è in mano alla provvidenza o al capriccio del caso?
Buon per noi che ci viene in soccorso l’intelligenza luciferina di Machiavelli, arguto e lungimirante intellettuale il cui pensiero non è stato minimamente intaccato dal trascorrere dei secoli. Il Principe, oltre ad essere quel controverso trattato che rivendica per la prima volta nella Storia la decisiva autonomia della politica come scienza, è un compendio intrigante e ricco di immagini, di vivide metafore sulle forze che regolano la realtà concreta e i fenomeni che concorrono a determinarla.
Nel capitolo VI del Principe Machiavelli analizza l’operato di personaggi illustri: Mosé, Ciro e Teseo conseguirono grandi risultati grazie alla loro Virtù. La Fortuna si era limitata ad offrire loro l’occasione favorevole, che fu loro merito aver saputo riconoscere e sfruttare. Un ingegno e un’abilità di questa portata non si improvvisa; è il prodotto di un affinamento e di una pratica che può durare una vita. La Virtù per Machiavelli non ci mette comunque al riparo dalla Fortuna (intesa anche qui come caso favorevole o no). Anche un principe come Cesare Borgia, baciato dalla Fortuna nella sua iniziale carriera politica, abile e spregiudicato nel manipolare e piegare a proprio vantaggio gli avvenimenti sulla ribalta della Storia, soccombe precocemente alla malignità della Fortuna che ne determina la disfatta.
Nel Principe Machiavelli dedica alla Fortuna un intero capitolo, il XXV, chiedendosi se la Virtùsia in grado di resistere al suo potere. In generale sembra a Machiavelli che la Fortuna sia arbitra a metà delle azioni umane. Ne conseguirebbe che l’umanità abbia la possibilità di determinare in parte il proprio destino. La Fortuna è come un fiume rovinoso; i tempi e le circostanze mutano in continuazione e solo con la Virtù siamo in grado di costruire argini e ripari. Certo è che la Natura umana è immodificabile. Siamo ciò che siamo, con le nostre peculiarità e inclinazioni, ma disponiamoci a pensare con Machiavelli che ottiene esito positivo chi, col suo operato, si accorda all’opportunità del momento. Esito negativo otterrà invece chi agisce in disaccordo con i tempi.
Mi sembra un invito ad ottenere una maggiore consapevolezza di noi stessi, attraverso la continua curiosità, attraverso il fine della conoscenza. Inutile affidarsi a un’entità esterna, alla volubilità dell’intervento divino, alla manna che precipita dal cielo. Stringiamo il nostro destino tra le mani, più prosaicamente, come diceva Sharon Stone qualche tempo fa (mutuando forse l’opinione di Hugh Hefner, il miliardario creatore di Playboy) quando osservava che le donne sembrano non essere del tutto consapevoli di essere sedute sulla loro Fortuna.
Rimbocchiamoci le maniche e smettiamo di farci venire il sangue cattivo per Gastone che, comunque sia, antipatico era e antipatico resta.
P.s. Se siete intenzionati a leggere Il Principe di Niccolò Machiavelli vi consiglio caldamente la Nuova edizione a cura di Giorgio Inglese per Einaudi Tascabili (Euro 8,80), con una appendice di Federico Chabod.
L'iniziativa promossa dal Parnaso Ambulante e dal vignettista Mauro Biani a favore delle popolazioni colpite dal maremoto e partita il 5 gennaio scorso, si avvia lentamente alla sua conclusione. Ad oggi sono stati presentati
ben 10 finali!
Un grazie immenso a tutti coloro che hanno partecipato :)
Ricordiamo che l'iniziativa si concluderà il 23 gennaio e che fino ad allora potete inviare a finiscilastoria@yahoo.it i vostri finali a patto che nel periodo tra il 5 e il 9 gennaio abbiato inviato un sms di solidarietà di 1 euro al 48580: tale era infatti il costo dell'iscrizione alla nostra iniziativa. Chi però è a corto di fantasia può aiutarci in un altro modo........
....Aiutaci a scegliere il finale!
Aiutateci a scegliere i primi tre finali. Leggete i piacevoli racconti fin qui proposti nel blog Un sms in una storia e segnalate i vostri voti e le vostre preferenze nella finestra commenti che segue ogni racconto. I primi tre finali che avranno avuto un maggior numero di consensi verranno premiati con un posto nella vetrinetta del Parnaso e una vignetta personalizzata disegnata dall'autore.
Uno dei videoclip musicali più belli che ho visto negli ultimi anni è sicuramente quello di The scientist dei Coldplay (tratto dall’album A Rush of Blood to the Head, 2004). Il pezzo è decisamente pregevole e le immagini ne sono l’ideale completamento. Molti di voi sapranno già di cosa sto parlando. All’inizio del video si ha un primo piano di Chris Martin, il cantante del gruppo; il campo si allarga e scopriamo ch’è steso su una stuoia. Quando comincia a muoversi ci rendiamo conto che c’è qualcosa di strano: lo vediamo scavalcare un muro all’indietro, per poi allontanarsi camminando a ritroso, come un granchio. La vicenda ci viene infatti raccontata all’indietro, come se riavvolgessimo il nastro di una VHS. Il cantante continua la sua passeggiata di spalle e si infila in un bosco, per poi uscirne e risalire su un’auto accartocciata, immobile in mezzo al prato. A terra c’è un corpo esanime. Le foglie tremolano attorno al corpo fino a che questi si solleva in aria, quasi per magia. E’ il corpo della compagna del cantante. Attraverso una fitta pioggia di vetri che si rinsaldano a formare il cristallo frontale, la donna passa dall’esterno all’interno dell’auto, per riprendere posto accanto a Chris Martin. Poi l’auto risale un pendio, capovolgendosi più volte su se stessa; nel suo passaggio rimette in ordine una staccionata, devia la sua traiettoria per non scontrarsi frontalmente con un camion e riprende la sua corsa all’indietro sulla carreggiata. Il video termina con i due che scherzano tranquilli sulle note di chiusura del brano, mentre Martin dice: I’m going back to the start.
Non c’è niente di retorico o di ovvio nei pensieri che ci affollano la mente, dopo aver visto il video. L’effetto drammatico è forte e colpisce nel segno; di fronte a un evento tanto improvviso quanto inevitabile, chi di noi, qualora disponga ancora di consapevolezza – e nel video l’uomo sopravvive alla presumibile morte della compagna – non desidererebbe gli fosse offerta una seconda possibilità? Tornare all’inizio, applicare un metodo scientifico per contrastare l’incontrovertibilità di eventi che sfuggono ai nostri piani e ai nostri calcoli più complessi ed elaborati.
Dal video al libro. La costruzione narrativa di The scientist deve molto alla tecnica adottata da Martin Amis in La freccia del tempo (Mondadori 1993, pagg. 171). Il romanzo ci racconta la storia di una intera vita, quella di Tod Friendly, procedendo a ritroso dal letto di morte – e perciò dal passaggio dalla morte all vita – fino al momento del suo concepimento. Non so se mi sento di consigliarvi “caldamente” una lettura di questo genere; prima di tutto è un’esperienza spiazzante (per quanto coinvolgente) e di primo acchito ci si impiglia sull’esercizio di stile. Il nastro si riavvolge e ...
insieme per un’iniziativa a favore della popolazione colpita dal maremoto
ConcorsoFinisci la storia!
Iscriviti al concorso mandando 1 sms al 48580 col testo “Un sms in una storia” e inviandoci il tuo nome e l'adesione, e poi continua il racconto proposto da Biani inventando un finale e spedendo il tutto a finiscilastoria@yahoo.it. Tutte le mail verranno pubblicate in un blog senza che sia visibile il nome dell’autore, e a seconda dei consensi che riceveranno dai lettori del Parnaso e da chiunque vorrà lasciare una sua opinione e un voto nei commenti, verranno premiati i primi tre seguiti con nome e cognome dell’autore, tre posti in prima fila nella vetrinetta del Parnaso e una vignetta personalizzata disegnata dall'autore :)
In questo periodo,per un motivo o per un altro,mi sono ritrovata a leggere parecchi libri"classici". Certo non posso mettermi a fare una recensione dell'OrlandoFurioso dell'Ariosto o de LaGerusalemme liberata del Tasso. Sarebbero semplicistiche e poco credibili. Quello che vorrei fare è quì è un invito a veri appassionati della lettura a leggere queste opere. Spesso infatti ci sembra di conoscerle, ne abbiamo letto estratti, commenti, critiche, riassunti, parafrasi. Non ci invogliano molto, né per linguaggio utilizzato né per trama, che per forza di cose è un po' poco ricca di colpi di scena. Diciamo che il mio è un invito a una lettura di queste opere da un punto di vista puramente ingenuo. Così per puro piacere di scorrere le trame,di sentire davvero la lingua,di godersi un tuffo in un passato poi non così lontano. Senza critiche,senza saggi né commenti. Così come acqua pura,niente interrogazioni,niente forzature. Solo in quest'ottica si riesce a capire davvero il perchè di tanto successo e fama immortale. Solo così poi si capisce la critica e gli arzigogoli letterari costruiti su. C'è invece la tendenza oggi ad anteporli al testo così che sia filtrato,straniato,sfasato. E allora una possibilità di coinvolgimento va data,soprattutto perchè non c'è da pentirsi.
La Storia di Saverio Tutino (di Milena Gammaitoni)
A Roma, sotto i portici della Facoltà di Sociologia Saverio Tutino cercava l’aula per tenere la sua lezione a futuri ricercatori. Non ci conoscevamo, ma l’ho riconosciuto. Attendevo il suo passo deciso, quel suo tendere in esplorazione: “E’ lei il professor Tutino?” “Sì, sono io, Tutino, ma non sono un professore!” così si è lasciato guidare verso la sua lezione. Entriamo in una stanza colma di giovani sociologi pronti alle presentazioni. “Perché si scrivono diari?” incalza Saverio Tutino “non si scrivono per tenerli nascosti, ma per lasciare agli altri l’unica memoria di sè nel mondo”. Così nasce L’Archivio Diaristico Nazionale nei pressi dei colli di Arezzo, un paese a fondo valle attraversato dal Tevere: Pieve S. Stefano. Ogni anno da quindici anni, a settembre, nella piazza di Pieve S. Stefano, si festeggia la premiazione e la futura pubblicazione dei Diari più belli. Saranno, la vivezza, il senso di quella vita che nella storia si racconta a stabilire quale diario riceverà il primo posto. “Non ho studiato sociologia -dice Tutino- ma cos’è la scienza? -un attimo di silenzio- se non consapevolezza acquisita oltre le leggi standardizzate?” Ci saluta, lasciando a noi questa sfida. intervista completa