Per gli utenti di Mozilla firefox si consiglia di scaricare questo addon che consentirà, cliccando sull'icona con la volpe in basso a destra, di visualizzare correttamente il blog.


Mi piacerebbe molto...

... leggere qualcosa di tuo sul blog... ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento senza offesa alcuna...

...vedere il carrozzone andare ...
... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...

... che le informazioni, i link vari,
i consigli e gli sconsigli di lettura...
... il confronto, i commenti   contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.


  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Primo Piano
segnalazione

post del 3 ottobre 2006



6/2 - Sei a metà - Sei autori a metà del guado
segnalazione

post del 18 febbraio

Ogni giorno uno scrittore racconta il suo ultimo libro

Le interviste del Parnaso

Le interviste possibili











comitato di redazione:

Cigale
Ella
Ipanema
LaSirenetta
Lino
Padule
319



altri link:

Bambini Nel Tempo
Battello Ebbro
Bloggerscontroguerra
Bloggers contro guerra - Donazioni
Il bosco della Ficuzza







Sono invitati a scrivere:


Alp
Amara
Ameliepoulin
Areasensibile
Aretha
Bananews
Borboleta
BaroneAgammenone
Broiolo
Cigale
Cuoredimatita
DeliceBaltic
Chatterbox
Cicabù
Colfavoredellenebbie
Ella
Ellie_Arroway
Feb71
Filippagl
FilippoDavoli
Fiorile
Francifra
Flor
Gardenia
Gigiolandia
GORDONPYM
Harmonia
Hladik
Immaginarisle
Ipanema
Justannie
LaSirenetta
Lorelei
ManuelaMazzi
Melusinach
Minerva84
A.Moroni
Notimetolose
oshoosho
Padule
Paola Roli
Pattinando
Pennastilo
Quellachenonsei
RitaM
RogerMifflin
Seipollici
Skipper246
Spoiltangel
Scream76
Sahishin
Spuma
Stazitta
Stepa
Sugarlips
VictoriaLewis
Treunonove
Ziganka



case editrici proposte:












Il blog Il Parnaso Ambulante, e tutte le sezioni ad esso collegate, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.



HOME accoglienza libri che ho letto bloggers scrittori archivio sconsigli di lettura monografie redazione libri erranti gruppo di lettura












giovedì, 03 aprile 2008

categoria: poesie, libri che ho letto
 

Meglio per tutti dare la colpa a me (di Domenico Cosentino)



Fa della auto-censura una palla di carta igienica, usata e accartocciata, da lanciare verso la spazzatura come fosse un cestello di pallacanestro: ovviamente, senza mai imbroccarlo. Stiamo parlando di Domenico Cosentino, che dalla sua a volte tormentosa e a volte lussuriosa mente di scrittore underground, è nato il suo primo vero libro d’esordio, dopo due saggi che ci aveva già regalato; due pubblicazioni di cui si sente ancora l’olezzo nell’aria.
Nelle sue poesie, raccolte in “Meglio per tutti dare la colpa a me”, edito dalla GrausEditore, l’evacuazione diventa quasi una metafora religiosa per scaricare i peccati di uomo impuro nel corpo e nel pensiero, non per colpa sua, ma grazie alla società, che ricorda molto gli anni degli “incubi coprofagi” di Pasolini. Oltre a confermare però il continuo richiamo allo stile Bukowskiano, che permane il fil rouge dell’opera di Nico, in questo libretto intenso di sensazioni si trova anche il profumo delle “debolezze” sessuali del Marchese de Sade, in modo certamente più marcato di quanto non tracimi dai suoi due precedenti scritti.
L’unico neo di questa azzeccata pubblicazione è una nota di nostalgia, che avrà certamente colpito tutti coloro che si stavano abituando alla rude atmosfera creata dai libretti autoprodotti da Nico: Come unica amica un bottiglia sotto le ascelle e in Alone like a dog. Una nostalgia sincera dovuta alla mancanza di quelle pagine un po’ ruvide, dove il nastro di inchiostro dell’antica Olivetti degli anni Trenta impregnava i testi di nero e povertà. È questo l’unico neo di “Meglio per tutti dare la colpa a me”. Per il resto, va letto da chiunque desideri farsi un tuffo nell’era della letteratura degli anni Settanta, respirando però l’attualità di un incubo divenuto realtà ai giorni nostri...
scritto da mmazzi | 21:19 | commenti Torna sopra




venerdì, 05 ottobre 2007

categoria: segnalazioni, poesie, libri che ho letto, saggi, raccomandato
 
Comprate questo libretto. E' un gioiello. Pieno di poesia, osservazioni, vita, morte.
John Berger

"Abbi cara ogni cosa" Scritti politici  2001 -2007
Fusi orari pp 150 10 Euro

scritto da linodigianni | 05:52 | commenti Torna sopra




lunedì, 09 luglio 2007

categoria: poesie, libri che ho letto
 

«Alone like a dog» di Domenico Casentino

 

«Alone like a dog»

(Solo come un cane)

di

Domenico Casentino

 

 

Schietta, cinica, talvolta sleale, etica solo per il fatto di non essere ipocrita, ma molto reale, al limite della decenza umana: è la scrittura di Domenico Cosentino, Nico per i suoi lettori. Un giovane scrittore dall’anima pregna degli umori del sud, nel bene e nel male. Nico nel suo libretto di poesie «Alone like a dog (Solo come un cane)» non smentisce, ma anzi riconferma il suo stile bukowskiano.

Profonda tristezza e grande solitudine si mescolano a momenti più sereni, ma sempre descritti con una mano talvolta rude, altre sofferente, spesso arrabbiata, altre ancora scoraggiata, una sola volta felice. In un andirivieni dai ghetti europei, dove si trova un po’ di casa, Napoli, ma anche molti bassifondi parigini, Nico unisce due realtà metropolitane legandole all’esistenza di vite in agonia.

Un libro da leggere per respirare un’aria olezzante di una realtà che è meglio lasciarla vivere ai protagonisti che si raccontano, piuttosto che sentirsela addosso sulla propria pelle.

«Alone like a dog» però, a dispetto dell’ovvio, è alla portata anche di quei lettori più “raffinati” che non sopportano certe espressioni scatologiche caratteristiche di Bukowski, e di cui Nico non parsimonia. Perché tra il forte desiderio di dissacrare il perbenismo comune emerge anche il lato più sensibile dello scrittore, quasi come se la poesia a carattere più scatologico servisse solo a bilanciare e sdrammatizzare i contenuti tormentosi di una vita difficile da vivere.

Per info: http://cosentinonico.splinder.com/

scritto da mmazzi | 10:25 | commenti (1) Torna sopra




martedì, 28 novembre 2006

categoria: poesie, poesia, citazioni dai testi
 



Una poesia per svelare l’inganno
Wisława Szymborska

profilo di una delle piú grandi poetesse dei nostri tempi
di Stas' Gawronski

Wisława Szymborska è una delle piú grandi poetesse dei nostri tempi, ma sembra che non voglia farlo sapere. Il pubblico italiano sa che nel 1996 la poetessa polacca ha vinto il premio Nobel per la letteratura eppure non ha mai visto un suo passaggio in televisione o ascoltato la sua voce per radio e, forse, neppure incontrato una sua fotografia su un giornale. La Szymborska preferisce la sordina del poeta in silenzio, in attesa di se stesso, davanti a un foglio di carta non scritto e restare un personaggio schivo e riservato, che non ama rilasciare interviste o parlare della sua opera, ma piuttosto che tiene a sottolineare la preminenza del testo rispetto al suo autore, l’autonomia delle poesie rispetto al viso, alla storia e alle opinioni sulla letteratura e sulla società di colui che le scrive. Per dirla tutta, ella non ama neppure le serate d’autore, anzi se ne fa beffe - Ci sono dodici persone ad ascoltare, è tempo ormai di cominciare. Metà è venuta perché piove, gli altri sono parenti. O Musa. […] In prima fila un vecchietto dolcemente sogna che la moglie buonanima, rediviva, gli sta per cuocere la crostata di prugne. Con calore, ma non troppo, ché il dolce non bruci, cominciamo a leggere. O Musa – (“Serata d’autore”) eppure, il 10 novembre 2003 la Szymborska è apparsa al Teatro Valle di Roma per un reading di alcune sue poesie che ha entusiasmato una platea di persone giunte da tutta Italia e che RaiLibro ha avuto la possibilità di filmare in esclusiva.

Oggi Wyslawa Szymborska è una scrittrice di culto, ma, come rileva Pietro Marchesani nella post fazione a “Vista con granello di sabbia”, quando vinse il premio Nobel, nessuno in Italia sembrava conoscerla, nessuno ricordava che, già alcuni anni prima, Iosif Brodskij nel suo discorso di apertura del Salone del libro di Torino, la citava come uno dei piú grandi poeti viventi. In verità, la poetessa polacca aveva già un editore italiano, l’appassionato Vanni Sheiwiller che ha avuto il merito di pubblicare “Gente sul ponte” prima della vittoria del Nobel e oggi, a distanza di quasi cinque anni dalla scomparsa dell’editore, la casa editrice che porta il suo nome pubblica la raccolta completa di poesie Uno spasso, finora mai lette integralmente in italiano.

Ma per quale motivo, leggendo le poesie della Szymborska, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte alla grande letteratura, quella che può avere un peso reale nella vita di chi legge, che contiene i germi del cambiamento e delle risposte di cui ognuno va in cerca? Probabilmente perché i suoi testi contengono un invito sottile quanto rigoroso ad aprire gli occhi sulla realtà, a prendere coscienza dei limiti ineludibili del nostro esistere, ma anche della profondità indicibile della condizione umana e del nostro comune destino. A ben vedere, infatti, tutti gli uomini sono dei clochard in un giorno mattutino fino al crepuscolo (“Un clochard”) e la concretezza di ogni cosa e di ciascuno è il luogo in cui si rivela una dimensione di senso comune a tutti gli uomini che, per quanto oscurata e nascosta con inganno dal male e dalla morte che ingiustamente divora ogni cosa su questa terra, accompagna il nostro viaggio nel tempo, facendo capolino in ogni piú piccola realtà. Questa presenza discreta quanto essenziale, indispensabile a riscattare la vita dalla finitudine del tempo concesso al nostro stare al mondo, invisibile solo all’uomo che non sa dare attenzione all’attimo che passa, è il vero bersaglio della poesia della Szymborska, poesia che in tal senso è vendetta di mano mortale (“La gioia di scrivere”) nei confronti della morte e dell’inganno che cela agli uomini la promessa d’eternità nascosta in ogni cosa creata.

Per la Szymborska la poesia, come la vita, si fonda sul confronto con la realtà, un confronto concreto e non intellettuale, vivo e non astratto, un confronto vissuto, partecipato, mai sublimato a vana sentimentalità o a idea. Al poeta che, per esempio, cerca di penetrare il mistero di una pietra, che bussa dicendo “fammi entrare”, la pietra risponde che […]non c’è senso che possa sostituirti quello del partecipare./ Anche una vista affilata fino all’onniveggenza / non ti servirá a nulla senza il senso del partecipare./ Non entrerai, non hai che una sensazione di quel senso, appena un germe, una parvenza. […] (“Conversazione con una pietra”). Per entrare, quindi, bisogna mettersi in gioco perché non c’è nulla che il nostro affannarsi possa trattenere, neppure con l’ausilio della memoria. Ciò che viviamo passa, è benvenuto e addio in uno solo sguardo, eppure se il poeta riesce a meravigliarsi davanti alla realtà che lo circonda può esclamare tutto è mio, niente mi appartiene. In questo senso, come vediamo anche nella sua “Posta letteraria” (le risposte che la scrittrice dava ai lettori di «Życie Literackie» che le sottoponevano poesie e racconti), la poetessa polacca vuole indicare una strada, inevitabile quando la poesia è chiamata a svelare l’inganno, a fare chiarezza, a caratterizzarsi per un’etica che si propone di dire la verità sulla vita. Non c’e’ spazio, quindi, nella scrittura (e questa è la prima regola impartita anche agli aspiranti scrittori che la cercano per avere un parere sui loro testi) ai sentimentalismi o alle sperimentazioni stilistiche che tradiscono solo il desiderio di affermazione del poeta, ma bisogna saper guardare il mondo: un miracolo, basta guardarsi intorno: / il mondo onnipresente (“La fiera dei miracoli”)

Come in tutti gli scrittori che hanno nel mirino dei propri versi il seme dell’eternità gettato attraverso la realtà verso ogni uomo, la Szymborska si lascia meravigliare dalla realtà perché, prima di scrivere i suoi versi, sa farle spazio, sa accoglierla, sa osservare. La poesia che ne scaturisce, cruda, concreta, lineare, ironica, giunge sempre ad un punto di stupore perché, come afferma nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel, il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da alcun paragone con alcunché e poi perché il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte ad esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali, qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, stelle intorno a cui si sono giá cominciati a scoprire pianeti (giá morti? Ancora morti?), qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sí il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata da due date categoriche, qualunque cosa noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente.

Attraverso una descrizione accurata e lucida dell’esistenza nella sua ruvida concretezza, la Szymborska sbatte in faccia al lettore le questioni importanti sulla vita, ma con leggerezza, senza affaticarlo con versi ermetici, servendosi di una lingua semplice e spesso colloquiale, facendolo sorridere per l’ironia mentre gli grava le spalle di domande. L’ironia dei suoi versi è tagliente, ma mai fine a se stessa o violenta o appesantita dal giudizio, ma piuttosto destinata a svelare il ridicolo, l’inopportuno, il disumano.

La coscienza del reale è anche coscienza del tempo che è dato e coscienza della morte. Le sue poesie risuonano come un monito: attenzione, perché il tempo passa e solo in quel passaggio rapido e convulso della vita è possibile cogliere la risposta a ogni domanda, la bellezza che trascende l’ingiusta fine di ogni esistenza, ogni male; attenzione, perché noi viviamo fin dalla nascita in corpi da commiato. In questo senso, lo sguardo della Szymborska sulla morte sembra essere un richiamo ad una umanitá che non vuole rendersi conto di vivere una vita con sorti giá decise e che, a fronte di una fine sicura, non capisce che la vita è formata da piccole eternitá piene di pallottole in volo e che occorre aprire gli occhi su ogni piccola realtà in ogni istante dell’esistenza per svelare il mistero di questa certa e ineludibile finitezza dell’uomo. La sua poesia è un invito ad aprire gli occhi sulla realtà e a tuffarsi nella sua concretezza fino a bere l’amaro calice della coscienza della fine, se veramente si cerca veramente una risposta, un fondamento per una speranza solida, radicata in profondità. […]Vivevano nella vita/Permeati da un grande vento /Con sorti giá decise./Fin dalla nascita in corpi da commiato. /Ma c’era in loro un’umida speranza,/una fiammella nutrita del proprio luccichio. / Loro sapevano cos’è davvero un istante,/oh, almeno uno, uno qualunque prima di – […] (“Monologo per Cassandra”). Ci ricorda che la vita è un percorso a tempo determinato, che qualunque cosa ogniqualvolta ovunque sia accaduta, è scritta sull’acqua di babele. (“Acqua”), che inutili sono gli sforzi affannati, ridicoli senza saperlo, di tanti uomini di andare avanti senza porsi il problema della fine. […]Nato. / Cosí è nato, anche lui. / Nato come tutti. / Come me, che morirò. / Figlio d’una donna reale. / Uno giunto dalle profondità del corpo. / In viaggio verso l’omega. / Esposto / alla propria assenza / da ogni dove, / in ogni istante. / E la sua testa / è una testa contro un muro / cedevole per ora. / E le sue mosse / sono tentativi di eludere / il verdetto universale. / Ho capito che è già a metà del cammino. / Ma questo non me lo ha detto, / no. […]

Sono versi che fanno chiarezza, disinnescano l’inganno e mettono in risalto i veri contorni della cose, versi che sono un antidoto all’illusione, all’apparenza, alla mancanza di discernimento. 
 

scritto da linodigianni | 11:07 | commenti Torna sopra




sabato, 18 novembre 2006

categoria: poesie, libri che ho letto, migranti, letterature altre
 






In Madrelingua

di AA. VV. a cura di Francesco
Vietti


Collana: Mangrovie
Genere: Narrativa
Prezzo: 18 euro
Isbn: 88-8962-29-7

 Edizioni traccediverse




“Volevano una mappa degli idiomi parlati sotto la Mole e sono stati accontentati. Un inventario degli stranieri residenti nel nostro paese così dettagliato come neppure il censimento aveva delineato. Ecco dunque 50 finestre sugli stranieri che abitano tra noi, portatori di cultura e non solo di bisogni essenziali. Una ricchezza dunque, invece del solito problema. Per la capitale italiana del multiculturalismo, carica di sfide e di contraddizioni, di proposte e problemi, è un altro punto nella partita per l’integrazione.” Francesca Paci, La Stampa “Aber das ergibt keinen Sinn, in keiner Sprache. Der Fremde, wem ist er fremd?” “Ma questo non ha senso, in nessuna lingua. Lo straniero, a chi è straniero?” Alessandro Chiodo, italiano a Berlino Questa antologia è un gesto di accoglienza da parte degli scrittori che ne hanno permesso la realizzazione, braccia aperte a noi che la leggiamo. Se la lingua è il luogo dove ci sentiamo a casa, allora scegliere di abitare una lingua che non è quella materna, e ancor più scrivere nella lingua dell’altro, è un segno chiaro di ospitalità. Significa adottare la lingua del paese in cui si è stabilito di vivere, e forse anche lasciarsi adottare da questa. Le parole di questi scritti, che si possono leggere seguendo un proprio itinerario, si offrono come domande, aprono al dialogo, solleticano la curiosità del lettore verso i mondi che in queste pagine trovano posto. Ci si ritrova presi nel gioco di cercare ciò che resta dell’originaria lingua materna e che è conservato e preservato in qualche modo nella lingua altra. Silvia De Marchi ...yo con estas palabras que les digo gracias igual por averme dado este oportunidad tan maravillosa y importante para mi que es contarle de mi gente. Muchos besos y abrazos de una chica argentina... ...la ringrazio molto per avermi dato la possibilità di scrivere: è stato un immenso piacere raccontarle la mia vita. Mi congedo. Baci e abbracci da una ragazza argentina... Yesica Belen Goni, Argentina
A cura di Francesco Vietti, laureato in lingue straniere, si occupa di progetti di valorizzazione delle “culture della migrazione” e tiene laboratori di alfabetizzazione per studenti stranieri.

Progetto grafico di Chen Li, artista e calligrafa cinese. 
 

scritto da linodigianni | 15:35 | commenti Torna sopra




venerdì, 30 giugno 2006

categoria: poesie, poesia, interviste
 
07. IntervisteAndrea Zanzotto


zanzottointervista.jpgL'ultimo libro che ha pubblicato, nella collana mondadoriana Lo Specchio, Sovrimpressioni, è stato un successo di vendite, superando parecchi titoli di narrativa italiana che vanno per la maggiore sulle pagine culturali dei quotidiani più noti. Non è nuovo, Andrea Zanzotto, a vendite alte: anzi, si tratta di un'autentica anomalia nel mondo editoriale italiano. Poeta che i critici accademici considerano comunque criptico o decrittabile soltanto da loro, Andrea Zanzotto ha ereditato una grazia tutta pascoliana: ci è vicino, i lettori comprano i suoi libri e li leggono, poiché nei versi di Zanzotto ascoltano il racconto del nostro mondo e dei mondi trascorsi e di quelli futuri - un racconto elegiaco ed epico che soltanto Zanzotto, da grandissimo poeta qual è, è in grado di formulare oggi in Italia. Proprio in occasione dell'uscita di Sovrimpressioni, abbiamo telefonato a Pieve di Soligo e chiacchierato con il massimo scrittore italiano contemporaneo.
Una certa critica ha pensato che Meteo equivalesse a un libretto di congedo, un po' come fu il Composita solvantur di Fortini. Con Sovrimpressioni Lei spiazza questa critica: c'è un lavoro in corso, fluido, che agglomera nuclei. Si prepara a una nuova Trilogia, Zanzotto?

Finché si sopravvive - dico fisicamente -, c'è la spinta a dire, a reagire a ciò che accade intorno e a dare rappresentazione a ciò che si vomita da dentro. Poiché la vita si rappresenta più come spravvivenza che come vivenza, , ci si abbandona a flussi di ricordi e a reazioni contro il presente: per esempio contro quello che mi accade attorno, al territorio attorno a me, e che io ho definito "cannibalismo del territorio". Mi limito a reagire, proprio come cerca di farlo un insetto che si cerca di schiacciare. Tutta questa reazione alla superfetazione e alla frenesia del contemporaneo - anche sul piano della lingua - può apparire un aspetto neogiovanilistico: ma non lo è. Non bisogna dimenticare che, oltre a ciò che si constata nel paesaggio, c'è un fenomeno sottile e inquietante che prende piede: una sorta di duplicazione, di schizofrenia, per cui ci troviamo di fronte a uomini che devastano il territorio e poi fanno opera di solidarietà. Si assiste a un turbinio locale che corrisponde a un turbinio mondiale. E devo dire che c'è qualcosa d'interessante in questo shakeraggio, per esprimermi con orrendo termine anglicizzante.

Lei è il massimo poeta del nostro tempo e ha avuto parecchie e meritate fortune. Ha avuto però una sfortuna: è stato ingabbiato da una certa critica formalistica in un carcere che, mi pare, trova riferimento nella nota finale del suo nuovo libro, quando afferma di volere reagire a "un'invasività da tatuaggio".
No, non mi riferivo alle etichette che mi hanno appiccicato addosso. L'invasività da tatuaggio è qualcosa che si profila come evento esterno pronto a torcere ciò che all'esterno sfugge. Noi assistemmo a ciò che i tedeschi fecero con Hölderlin. La metafora è dedotta dal racconto kafkiano della Colonia penale: la sentenza ti viene tatuata addosso, che tu lo voglia o meno.

Comunque è vero che esiste un'ipertrofia della critica, particolarmente vincente in àmbito accademico quella formalista che, a mio giudizio, ha sovrapposto calcare a strati sulla poesia. Che rapporto ha con la critica un poeta come Andrea Zanzotto?
Io ormai tendo a dimenticare. Capisco il senso di soffocamento e so benissimo che a volte si è pensato che io scrivessi per certi critici: ovviamente era un'ipotesi sbagliata. Gli incontri che ho avuto con personalità della critica hanno sempre avuto un che di fantastico e affettivo, esattamente come quando incontrai da giovane Rimbaud e Hölderlin: un incontro fantastico e affettivo, appunto, che non si è mai sciolto. Allo stesso modo ho incrociato e mi sono immerso in correnti che presentivo avrebbero innovato fortemente l'intensità e la storia del pensiero. Io miravo in basso, ai tempi del mio esordio: volevo soltanto esprimere un certo ardore iniziale con gli strumenti di cui disponevo, ma ne attendevo altri che si annunciavano. Così entri in polemica con il neorealismo (la resa dei conti l'ebbi al convegno di San Pellegrino, nel '54). Mi pareva che stesse prendendo piede un certo storicismo baldanzoso che dimenticava Hiroshima e Auschwitz. C'era questa potente spes all'interno della sinistra, italiana ed europea, nella quale avvertivo una forzatura e un certo ecclesiasticismo. Io la vedevo diversamente, anche perché ero incline (per malattie che mi capitarono ai tempi) a una certa pesantezza, al dubbio. Il suicidio di Pavese, per esempio, mi spaventò per mesi. Nel '50, lo stesso anno della morte di Pavese, conobbi Musatti e incontrai la psicanalisi. Ma non è a questo che si riduce il fare poesia - almeno non il mio.

A proposito di riduzionismo e di materialismo, c'è una questione che parrebbe fuori luogo affrontare a proposito della Sua poesia: è la questione della metafisica. Quando si legge in questa cosmogonia esiodea in piccolo che è Sovrimpressioni della luce che crea il mondo, o quando ci si imbatte in un verso come "ma quanto verde oltre questo verde", onestamente, viene da chiedersi se Zanzotto non sia un poeta metafisico.
Anche a me càpita, saltuariamente, che il raggio di luce incontri lo stagno, come in Böhme, e intravveda Dio. Il problema è che il metafisico è al di là della nominabilità. La Scrittura dice: "Non nominare Dio", e posteriormente aggiunge l'avverbio "invano". Io non sono stirneriano, non sostengo di essere l'eccezione del Nulla. Quello che a cui faccio riferimento è il tempo: abbiamo alle spalle un passato, davanti abbiamo un futuro, noi siamo un tempo che si inabissa perché non può autonominarsi. Se devo dire in cosa credo, penso che la formula più adatta sia: una trascendenza nell'immanenza.

Lo speciale Benedetti-Zanzotto 
Inviato da giuseppe genna , Mercoledì 1 Gennaio 2003
scritto da linodigianni | 15:39 | commenti Torna sopra




venerdì, 25 novembre 2005

categoria: segnalazioni, poesie, eventi, bloggerscrittori
 

Sulla scia del "Concorso di Emozioni" indetto dal blog Manuale di Mari segue un interessante incontro a Roma. Manuela di Mari, infatti, partecipa agli eventi organizzati a Roma da Akkuaria, l'Associazione guidata da Vera Ambra. Di seguito il Programma degli incontri che si terranno presso il "Caffè Letterario" (http://www.caffeletterarioroma.it). Chi vuole partecipare può scrivere per una conferma e ricevere poi notizie utili sull'evento a questa email: manualedimari@manualedimari.it  

 

L'EMOZIONE DEL COMUNICARE 

VENERDÌ 9 DICEMBRE - Ore 17-19 
"Una verità vestita di finzione: ecco cos'è il Teatro" 
Il teatro è l'alchimia che permette d'osservare gli eventi della vita con gli occhi e il cuore degli attori. 
A cura di 
Nina Lombardino regista-attrice - Liberiteatri Palermo
Dario Ferrari regista-attore - Teatrotrenta - Palermo
Lina Bracaglia - regista 
Paolo Alessandri - attore 
Giulio Azzarello - fotografo indipendente 

 
SABATO 10 DICEMBRE - Ore 11:00 - 14:30 
"Alle prese del Corto". Il cinema come forma d'arte: due realtà a confronto.
A cura di
Lillo Ciotta dell'Associazione "Helios" Campobello di Licata (AG) 
e del R.U.R. (Rinascimento Universale Romano) - Roma 
Intervengono: 
Franco Carella - Attore Regista 
Giacomo Maimone - Regista 

SABATO 10 DICEMBRE - Ore 17:30 - 19:30 
Cos'è l'Arte e la Comunicazione nel Web? Primo webmeeting dei Bloggers e degli Operatori della rete
La Rete è fatta di persone e dove ci sono persone, ci sono emozioni. Per questo l'Arte si diffonde attraverso la Rete. In questa occasione Artisti, Poeti,  Scrittori e Bloggers del web si confronteranno per riflettere sul ruolo della comunicazione e della scrittura in internet
A cura di: 
Vera Ambra - Presidente Associazione Akkuaria 
Isabella Moroni - Giornalista 
Blog Manuale di Mari 
Intervengono: 
Marzia Colitti - Coreografa
Diana Seguiti - Danzatrice 
Fabio Pacifico - Poeta 
Salvatore Cacace - Poeta
Federico Cozzucoli - Creativo 
Indi - Mimo 
William Nessuno - Blogger 
Manuel Velàzquez - dj

 

 

 

scritto da mmazzi | 11:34 | commenti Torna sopra




lunedì, 22 agosto 2005

categoria: poesie, interviste, bloggerscrittori
 

 

Autore
   Alain G.Barbato
Titolo     Fughe a due
Collana Poesia contemporanea
Edizione 08/06/2005  e-book
Prezzo    gratis!



E’ già stata pubblicata nel web, alla fine della scorsa primavera, sotto forma di e-book, una nuova raccolta di poesie di Alain G. Barbato, intitolata Fughe a due: 34 composizioni che, oltre al tema dell’amore, già al centro del precedente e-book Meltèmi, introducono, con un lessico più attento al linguaggio attuale, quello dell'alienazione dell'individuo nella società contemporanea.

Il  carrozzone del Parnaso Ambulante è arrivato a Brindisi proprio in questi ultimi giorni di agosto appunto per incontrare l’autore.
L’appuntamento con la redazione era al bar del porto e...

(continua a leggere)

 

 

scritto da redazioneparnaso | 07:05 | commenti Torna sopra




Copyright © 2007 Il Parnaso Ambulante