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4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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venerdì, 22 settembre 2006

categoria: news, economia, sullalettura, lettura, pil
 

Libro sconosciuto: quasi 6 italiani su 10 non leggono mai
 
E’ il desolante quadro che emerge dalla ricerca dell’Associazione Italiana Editori sul valore di sviluppo economico della lettura, presentata oggi a Roma durante gli Stati Generali dell’Editoria
 
ROMA - Libro, questo sconosciuto. Più della metà degli italiani, il 57,7 per cento, non ne ha letto neanche uno durante tutto il 2005, e il 20,1 per cento ne ha letti, sì e no, tre. Il che attarda inesorabilmente l’Italia nella corsa allo sviluppo, vista la strettissima relazione tra indice di lettura e Pil. E’ il desolante quadro che emerge dalla ricerca dell’Associazione Italiana Editori sul valore di sviluppo economico della lettura, presentata oggi a Roma durante gli Stati Generali dell’Editoria che hanno il significativo titolo «Investire per crescere». I dati che emergono indicano un lieve miglioramento nell’indice di lettura (l’area della non lettura era del 61,4 per cento nel 2000), il che vuol dire che in cinque anni sono rientrati nel mercato della lettura quasi 2,5 milioni di persone. Tuttavia, solo il 5,7 per cento degli italiani dichiara di leggere almeno un libro al mese: troppo poco, sostiene il rapporto, per competere sui mercati internazionali. Se in Italia ha letto almeno un libro il 42,3 per cento della popolazione, infatti, nello stesso periodo si registra il 61 per cento in Francia, il 66 in Germania, il 73,5 in Gran Bretagna e via dicendo. Eppure, il rapporto evidenzia uno stretto collegamento tra il tasso di lettura e la produttività, prendendo in esame un periodo che va dal 1980 al 2003. I risultati sono inequivocabili: le regioni del nord, che contribuiscono per il 54,02 per cento al Pil, raccolgono il 53,4 per cento dei lettori; quelle del centro portano il 21,03 per cento del Pil avendo il 20,24 per cento dei lettori; il sud, infine, contribuisce per il 24,94 per cento al Pil, con il 26,2 per cento dei lettori. Più lettori, uguale più Pil, insomma: si va dalla Lombardia che contribuisce al Pil per il 18,9 per cento e ha il 20 per cento di lettori, alla Puglia, con il 4,7 per cento del Pil e il 4,6 per cento di lettori. In altre parole, la lettura rispecchia perfettamente i fattori di sviluppo economico presenti nelle varie aree regionali. Se la Calabria, stima il rapporto, avesse avuto negli anni ’70 il tasso di lavoro della Liguria, oggi avrebbe una produttività del lavoro di 50 punti maggiore.

Lo studio evidenzia poi il rapporto tra tasso di lettura e performance scolastiche per i ragazzi italiani, che come ovvio è strettamente collegato: chi ha la fortuna di avere in casa una piccola biblioteca ha risultati scolastici superiori del 15 per cento ai loro compagni.
Influenza positivamente sul rendimento anche la frequentazione di musei e cinema, e la presenza di una sola tv in casa. Averne di più, e avere in casa più di tre telefonini, fa invece diminuire la performance scolastica. Dati però di cui le famiglie italiane non sembrano essere consapevoli: in tre anni sono calati del 16,9 per cento gli investimenti in acquisto di libri. Una disaffezione alla lettura socialmente trasversale: se le famiglie di operai destinano lo 0,67 per cento della spesa complessiva di prodotti non alimentari nell’acquisto di libri, suppergiù la stessa quota la riservano dirigenti e liberi professionisti, e ancora meno (lo 0,59 per cento) i lavoratori in proprio. D’altra parte, solo il 46 per cento di dirigenti e professionisti leggono per aggiornamento professionale. Un dato allarmante, se si pensa per esempio all’81 per cento della Francia. A destare preoccupazione è anche il grave ritardo delle infrastrutture per la lettura in Italia, soprattutto al sud. Solo il 5 per cento dei comuni nelle regioni meridionali e nelle isole possiede almeno una libreria, e 112 comuni con più di 20.000 abitanti (cittadine, insomma), non ne hanno nessuna. Significa che ci sono più di 7 milioni e mezzo di persone che non hanno possibilità di entrare in libreria. Poche anche le biblioteche con un volume librario significativo. Solo il 3 per cento supera i 100.000 volumi, mentre sono quasi del tutti assenti le biblioteche scolastiche: meno di una scuola su quattro ha una collocazione a scaffale aperto, e solo il 13,6 per cento degli studenti (e addirittura il 2 per cento dei docenti) frequentano le biblioteche scolastiche. La scuola insomma, sottolinea il rapporto, non incoraggia alla lettura, «contraddicendo la logica della società dell’informazione, la cui parola d’ordine è formazione e autoformazione continua e permanente».

21/9/2006
 

scritto da linodigianni | 07:13 | commenti (2) Torna sopra




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