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I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

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4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
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6 - Il diritto di desiderare di
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7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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domenica, 08 luglio 2007

categoria: libri, libri che ho letto, noir, gialli
 

Alessandro Perissinotto

Al mio giudice
BUR 8,20 Euro

Questo libro ha vinto il premio Grinzane Cavour

Scittura leggera, piacevole .Il primo che leggo di questo autore.
Nel libro cita Lo straniero di Camus e Simenon, come numi tutelari.
Vedremo. Intanto, lo segnalo come lettura estiva.
Martedi, forse dovrei ascoltare l'autore in un incontro pubblico.
Bella la descrizione della Torino operaia, coi barachin

http://www.alessandroperissinotto.it/giudice.htm

scritto da linodigianni | 16:03 | commenti Torna sopra




lunedì, 03 ottobre 2005

categoria: libri che ho letto, noir
 


Nordest
Massimo Carlotto e Marco Videtta
Prezzo di copertina € 15,00
Dati 201 p., brossura
Anno 2005
Editore E/O
Collana Noir mediterraneo

Un libro da comprare, per capire cosa c'è dietro un pezzo d'Italia,
il Nordest, dove alla terra si sono sostituiti i capannoni prima,
la de-localizzazione in Romania e Cina ,poi.
Sullo sfondo le famiglie che contano, i valori dominanti, le rapine del senso di dignità.

Bello questo modo di parlare di fatti veri attraverso un noir, con anni di documentazione alle spalle.
Seguo da molto tempo, questo scrittore, Massimo Carlotto, e segnalo un altro dei suoi migliori libri "Le irregolari"

Un mercoledì come tanti


Era stato un mercoledì come tanti. Un mercoledì d’invernodel Nordest. Nel corso della giornata le strade si erano riempite di pendolari e Tir. Lunghe file avevano intasato autostrade,statali e provinciali. A Padova e Vicenza, per l’ennesima volta, l’inquinamento aveva superato i limiti di legge. Il cavalcavia di Mestre, in piena notte, era ancora un serpentone di mezzi pesanti che avanzavano lentamente nei due sensi di marcia. Merci legali e illegali che andavano e venivano dai paesi dell’est. Quel giorno avevano chiuso i battenti altre quattro aziende, la più grossa aveva cinquantuno dipendenti. Altri quattro capannoni vuoti con la scritta affittasi, tradotta anche in cinese. Di capannoni aveva parlato nella mattina un docente di urbanistica della Facoltà di architettura di Venezia. Ai suoi studenti aveva spiegato che, a forza di costruire 2.500
capannoni l’anno, erano stati sottratti al paesaggio agrario ben 3.500 chilometri quadrati e che nella sola provincia di Treviso c’erano 279 aree industriali, una media di quattro per comune.


Il docente era preoccupato, aveva affermato che la devastazione del territorio era ampia e profonda. Forse irreparabile. Ormai nel Nordest i capannoni avevano cancellato memoria alla terra e identità agli abitanti. E di identità locale si era parlato in un’altra università. Tre persone su quattro continuavano a usare il dialetto, anche in ambito professionale. Un dato confortante, lo avevano definito: il dialetto rappresentava un elemento di grande importanza per la coesione della comunità.

(continua a leggere)

 

scritto da alp | 11:12 | commenti (1) Torna sopra




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