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Mi piacerebbe molto...
... leggere qualcosa di tuo sul blog...
ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento
senza offesa alcuna...
...vedere il carrozzone andare ... ... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...
... che le informazioni, i link vari, i consigli e gli sconsigli di lettura... ... il confronto, i commenti
  contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.
  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
Il blog Il Parnaso Ambulante, e tutte le sezioni ad esso collegate, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
Gilles Deleuze Abecedario di Gilles Deleuze Intervista con Claire Parnet per la regia di Pierre-André Boutang pagg. 8 ore di conversazione in 3 DVD € 40 ISBN 88-88738-77-0
Il libro Un abecedario articolato per concetti che inizia con la lettera «A» di «animale» e si conclude con la lettera «Z» di «zigzag». Tra queste, in successione alfabetica, stanno concetti quali «desiderio», «resistenza», «tennis», «viaggio» o filosofi quali «Kant» e «Wittgenstein». Per ogni lettera sta un'idea, un concetto, una folgorazione o una semplice passione del grande filosofo. Il risultato è una meravigliosa testimonianza di pensiero, un'incredibile ostinazione al pensiero. Per ogni lettera sta un'idea, un concetto, una folgorazione o una semplice passione del grande filosofo. Il risultato è una meravigliosa testimonianza di pensiero, un'incredibile ostinazione al pensiero. Le otto ore di conversazione sono proposte in 3 DVD. Sono suddivise in 25 concetti chiave ai quali si può accedere per lettera o tramite una lista di argomenti. Poiché Deleuze finisce col parlare tanto di filosofia quanto di politica, di cinema o musica contemporanea, di sport o letteratura. Lo spettatore non può che restare ipnotizzato di fronte a tanto carisma, tanta limpidezza espositiva e tanta chiarezza di pensiero. E lo stesso Deleuze non presuppone in alcun modo che chi lo sta ascoltando e guardando sia uno specialista delle sue opere, un filosofo o anche solo uno studente. Le otto ore di conversazione sono proposte in 3 DVD. Sono suddivise in 25 concetti chiave ai quali si può accedere per lettera o tramite una lista di argomenti. In questunica e ultima opera video egli consegna a tutti il proprio testamento filosofico. Poichè, come ha sempre sostenuto, la filosofia non si rivolge ai filosofi. Accompagna i 3 DVD un libro, a cura di David Lapoujade, con citazioni, estratti, immagini dell'opera e della vita di Gilles Deleuze.
Gilles Deleuze Gilles Deleuze è uno dei filosofi più importanti del Novecento. Le sue opere sono tradotte in decine di lingue e pressoché integrale è la sua traduzione in italiano. Claire Parnet, sua allieva e amica, è una delle maggiori interpreti del pensiero deleuziano. E' autrice del libro-intervista a Gilles Deleuze, Conversazioni (ombrecorte, 2000). Pierre-André Boutang, regista e amico del filosofo scomparso, è autore e produttore di numerosi film e documentari per la televisione franco-tedesca Arte e non solo.
il 16 dicembre scorso, per la rassegna Libero libro [incontri sulla narrrativa & dintorni] a cura di CaRtaCaNtalaboratorio di materiali narrativi, si è svolta a Vicenza Paesaggi smarriti nella nebbia, una serata di reading e chiacchiere sulNordest, una panoramica di contributi testuali per comprendere alcune dinamiche del territorio veneto e della sue gente. Vi fornisco la traccia della conferenza, che propone argomenti e spunti di riflessione oltre ad interessanti indicazioni bibliografiche per chi vuole accostarsi a questi temi, a zonzo tra narrativa, reportage e saggistica.
CaRtaCaNta laboratorio di materiali narrativi in collaborazione con la Circoscrizione n. 6 Vicenza presenta Libero Libro[incontri sulla narrativa & dintorni]
Venerdì 16 dicembre 2005, ore 20.30Villa Lattes, via Thaon di Revel 44, Vicenza
Nordest: paesaggi smarritinella nebbia
Letture da Parise/Meneghello/Carlotto/Ferrucci/Bertoli/Trevisan/Stella e Il grigio oltre le siepi
a cura di Alberto Carollo Programma: 1. Un punto di vista privilegiato: l'approccio emotivo dello scrittore. 2. Camera con vista: abitare nelle città senza centro. 3. Identikit del veneto. Da poareti a self-made man. 4. Il veneto e gli altri. Il rispetto della diversità. 5. Veneti: gente tagliata tra Dio e Dioniso. 6. Evadere a nordest. Bar sport, Rave-Party e isole di sesso. 7. L'impero colpisce ancora. I ribelli di San Pietro di Rosà contro
la Morte Nera.
LA SIGNORA DALLOWAY: SCAVARE INTORNO AI PERSONAGGI
Cari amici del Parnaso, desidero offrire a coloro che troveranno la bontà e pazienza di leggermi, il testo di una mia recente “conversazione pubblica”, dedicata a coloro che intendono avvicinarsi (o ritornare piacevolmente) a quel capolavoro che è Mrs Dalloway di Virginia Woolf. Il testo è così articolato:
1. “The moment of this June morning”: come raccontare una vita raccontando una giornata.
2. “The tunnelling process”: scavare caverne intorno ai personaggi.
3. Leopold e Clarissa: Joyce e Woolf a confronto.
4. La teoria di Clarissa e la tela dei personaggi.
5. La Repubblica delle donne in Mrs. Dalloway.
6. La guerra in Mrs. Dalloway.
Cosa vuol dire parlare oggi di Virginia Woolf e di Mrs Dalloway? Vuol dire parlare di un’opera che si è attestata come uno dei più grandi e importanti classici della narrativa inglese del Novecento, un romanzo che parte da un’idea nuova, che dispiega una materia nuova e lo fa con una tecnica nuova. La modernità di questo testo, - da quando è apparso, nel 1925 – è ancora squisitamente attuale e continua il suo moto, come un’onda lunga di inesauribile energia, arrivando a lambire i confini della nostra visione del mondo e della realtà che ci circonda. Mrs Dalloway ha avuto il raro privilegio di essere un’opera deliberatamente sperimentale e nel contempo di ottenere il consenso del più vasto pubblico, di ogni estrazione sociale.
Borges ammette ciò che tutti gli idealisti ammettono, il carattere allucinatorio del mondo, ma fa ciò che nessun idealista ha fatto:
I paradossi non sono per lui problemi da risolvere, come furono ancora per Russell, bensì indizi da usare, come saranno da Gödel in avanti
Naturalmente, l'uso che Borges fa dei paradossi è paradossale esso stesso. In essi un sogno così ben sognato da sembrare realtà si tradisce, e ci permette di svelarne la finzione:
"Noi (la indivisa divinità che opera in noi) abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è finto" (I.399).
Una tale posizione è sorprendente non tanto per il suo contenuto filosofico, quanto per il suo contesto geografico: essa si situa infatti in una linea di pensiero orientale.
Pensiamo, ad esempio, al cantonese Huineng (638-713), sesto patriarca del Buddismo Zen, e fondatore di una scuola che fu molto popolare nella Cina del sud: la sua via per l'eliminazione dell'io e della realtà passava appunto attraverso i paradossi (integrati da bastonate).
Oppure alla scuola Rinzai, una della due principali dello Zen giapponese, che a tutt'oggi usa il paradosso nella forma del koan (anch'esso non disgiunto da pratiche shock), per raggiungere il risveglio, o satori.
la miglior presentazione a noi nota del Paradosso di Borges, che riportiamo nella traduzione letterale di Piero Menardi:
X scocca una freccia da un arco, ed essa si perde fra gli alberi. X la cerca e riesce a ritrovarla.
E' assurdo immaginare che la freccia non sia esistita durante il periodo fra i momenti in cui X l'ha persa di vista e l'ha ritrovata.
E' logico pensare che essa sia esistita - anche se in un certo modo segreto, di comprensione vietata agli uomini - in tutti i momenti di questo periodo.
Un'altra versione del paradosso di Borges appare in Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, sotto il nome di sofisma delle nove monete di rame, "di scandalosa rinomanza":
"Il martedì X, tornando a casa per un sentiero deserto, perde nove monete di rame. Il giovedì, Y trova sul sentiero quattro monete, un poco arrugginite per la pioggia del mercoledì. Il venerdì, Z scopre tre monete sullo stesso sentiero e lo stesso venerdì, di mattina, X ne ritrova due sulla soglia di casa sua.
E' assurdo immaginare che quattro delle monete non siano esistite dal martedì al venerdì pomeriggio, e due dal martedì al venerdì mattina.
E' logico pensare che esse siano esistite - anche se in un modo segreto, di comprensione vietata agli uomini - in tutti quei momenti di questi tre periodi" (I.632-633).
Opere di Borges citate Le citazioni nel testo si riferiscono ai due volumi Tutte le opere di Borges, pubblicati dalla Mondadori nella collezione I Meridiani, rispettivamente nel 1984 (I) e 1985 (II). Riportiamo qui i titoli delle opere da cui esse sono tratte. Inquisizioni, 1925. Evaristo Carriego, 1930. Discussione, 1931. Storia universale dell'infamia, 1935. Storia dell'eternità, 1936. Finzioni, 1944. Altre inquisizioni, 1952. L'artefice, 1960. L'altro, lo stesso, 1964. Il manoscritto di Brodie, 1970. L'oro delle tigri, 1972. La cifra, 1981. Conversazioni, 1985 (Nuovo portico, Bompiani). Altre conversazioni, 1986 (Nuovo portico, Bompiani). Ultime conversazioni, 1987 (Nuovo portico, Bompiani).
Borges fu un gran sacerdote del culto dei libri, la sua vita fu "consacrata meno a vivere che a leggere", e la sua memoria registrò più i libri che lesse che le cose accadutegli. Egli si spinse al punto di affermare che l'uomo è ciò che legge, non ciò che scrive. Tale affermazione rivela una vera e propria mistica della lettura: essa si manifestò nelle credenze che la differenza fra autori e lettori sia "banale e fortuita", che fra di essi si instauri "un dialogo, una forma di relazione", "una collaborazione e quasi una complicità", e che "i buoni lettori siano cigni anche più tenebrosi e rari che i buoni autori". In una parola, che la lettura sia un atto creativo.
"[...] il vero realismo davanti alla vita è sapere che la cosa concreta, la vera realtà, è il dolore. La filosofia contemporanea assume invece un tono dottorale, professorale, quasi il dolore non esistesse”. E aggiunge subito dopo: “Io vorrei scrivere qualcosa di veramente pauroso e assoluto, il fondamento stesso della realtà. Io vedo l'universo come un'entità completamente nera e vuota, dove la sola cosa reale è quella che fa male: appunto il dolore. Il vero diavolo è questo. Ma tutto ciò Gombrowicz lo afferma sul finire della propria esistenza. In precedenza il diavolo, lui, ha sempre cercato di menarlo per il naso, facendo affidamento sull'unica forza di cui davvero disponiamo: l'immaginazione. Che spesso, certo, si nutre di orrore: “Non esiste un limite all'orrore, anzi esiste una certa mancanza di limiti alla spietatezza, se l'orrore comincia ad accumularsi - senza limiti, senza fine, incessantemente, crescendo al di sopra di se stesso meccanicamente. Eccola la bandiera sotto cui si presentano questi racconti [Bacacay]: la spietatezza. Sconclusionati in apparenza, ma in realtà perfettamente geometrici, essi sono popolati da una fauna umana pornografica, ossessiva, cieca, immatura, in cui non stentiamo a riconoscerci. Anche perché, per dirla con Milosz, “Gombrowicz è maestro nel mettere all'angolo il lettore, facendogli riconoscere, come fossero sue, sgradevolissime verità. Anche le vicende biografiche di Gombrowicz, del resto, ci parlano di questa sua sindrome dell'outsider, insofferente a qualsiasi cappa di ordine apparente e fasulla regolarità.[...]" (da Il grande smodato di Franco Marcoaldi, tratto da “L’espresso”, 12 novembre 1991 )
«Quando lo incontrai nel 1964 era reduce da un invito della Fondazione Ford che, per scongiurare la morte culturale di Berlino, aveva deciso di ospitarvi intellettuali. Fu un'esperienza terribile: la Polonia organizzò una campagna per sventare il gioco dell'Occidente, e così Gombrowicz, un polacco emigrato, si trovò fra intellettuali stalinisti decisi a non sapere nulla dei paesi dell'Est. Proprio lui il cui primo gesto era stato difendere le riviste proibite in Polonia si vide dare del reazionario da gente molto convenzionale. A me, timida provinciale canadese, piacque il suo coraggio contro tutti quegli snob. Dissentivamo entrambi da quanto succedeva. Il rifiuto dell'ingiustizia è una qualità dell'adolescenza, e Gombrowicz, come me, era un eterno adolescente». da un'intervista a Rita Lebrosse, da Pia Pera, tratto da “L’espresso”, 28 luglio 1991
"...che cosa cercavo, che cosa cercavo? La tonalità di base? La melodia dominante, il perno intorno al quale poter ricostruire, ricomprre la mia storia qui? Ma la distrazione, non solo la mia, interiore, ma anche quella che proveniva dall'esterno, dalla molteplicità e dall'eccesso, dal'ingarbugliamento, non mi permetteva di concentrarmi su niente, un dettaglio mi distoglieva da un altro, tutto era ugualmente importante ed irrilevante, mi avvicinavo e mi allontanavo..." [da Cosmo]
«Per chi scrive storie all'asciutto della prosa», dice De Luca introducendo questo suo primo libro di poesia, «l'azzardo dei versi è il mare aperto... È che a cinquant'anni un uomo sente di doversi staccare dalla terraferma e andarsene al largo».