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4 - Il diritto di rileggere
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6 - Il diritto di desiderare di
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7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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giovedì, 12 aprile 2007

categoria: libri, lettura, lutti, letterattura americana
 

Letteratura, si è spento Vonnegut

Autore di "Mattatoio 5"


A 84 anni è morto lo scrittore americano Kurt Vonnegut. Lo scrive il New York Times. Vonnegut è deceduto a causa delle lesioni cerebrali conseguenti a una caduta avvenuta alcune settimane fa. Il suo romanzo più famoso è "Mattatoio 5", in cui descrive la sua terribile esperienza di sopravvissuto al bombardamento di Dresda del 1945.


I suoi libri sono spesso una curiosa miscela di realismo, fantascienza e psicoanalisi, come testimoniano "Le sirene di Titano" (1959), "Ghiaccio nove" (1963), "La colazione dei campioni" (1973), "Un pezzo da galera" (1979) e "Hocus Pocus" (1990). Con "Mattatoio n.5", Vonnegut seppe trasformare il suo peggior incubo in uno dei suoi maggiori successi letterari.


Il romanzo, portato sul grande schermo nel 1972 dal regista George Roy Hill, con l'interpretazione di Michael Sacks e Ron Leibman, narra la storia di un giovane americano che, per sfuggire dai terribili ricordi della guerra (la prigionia in Germania, il bombardamento di Dresda) e per allontanarsi dai traumi provocati da una famiglia borghese, si rifugia nella fantasia immaginando di vivere sul pianeta Trafalmadore. Nato a Indianapolis, nello Stato dell'Indiana (Usa), l'11 novembre 1922, da una famiglia di immigrati tedeschi, Kurt Vonnegut studiò alla Cornell University, al Carnegie Institute of Tecnology e all'Università di Chicago. Prestò servizio militare presso l'US Army (1942-1945), e le sue esperienze di prigioniero di guerra a Dresda, in Germania, influenzarono i suoi scritti, compresi quelli di fantascienza.


Prima di dedicarsi alla narrativa, lavorò come giornalista di cronaca nera a Chicago (1947), fu addetto alle pubbliche relazioni della General Electric Company's (1947-1950), e poi insegnò in numerosi istituti. Stabilitosi definitivamente a New York nei primi anni Sessanta, da allora ha prodotto un costante flusso di romanzi, racconti, saggi e commedie. E' stato etichettato, dagli inizi della sua carriera, come uno scrittore di fantascienza, ma presto cominciò ad apparire come uno scrittore satirico dei costumi sociali, con molti lavori come "Cat's Cradle" (1963). Vonnegut è famoso per la sua ironia, per la sfrenata inventiva umoristica, e per i temi che oscillano inquietantemente tra tecnologia e umanità.

scritto da linodigianni | 10:57 | commenti (1) Torna sopra




venerdì, 01 settembre 2006

categoria: libri, scrittura, egitto, biografie, lettura, nobel, lutti
 
Ricordi
Nagib al bar della felicità
L'incontro Laico, dotato di humor, era un attento osservatore della politica
Isabella Camera d'Afflitto
Il grande vecchio della letteratura araba se n'è andato,
portandosi dietro quasi un secolo di storia egiziana. Lo conoscevo da una quindicina di anni e cercavo di incontrarlo quando mi trovavo al Cairo. Andavo a salutarlo al Farah Boat (La nave della felicità), uno dei tanti battelli-caffè che si trovano lungo il Nilo. E ogni volta ero sorpresa di trovarmi davanti un vecchietto sempre più esile, e sempre vigile e divertente. Sì, perché Mahfuz, come tanti egiziani aveva uno spiccato senso dell'umorismo e si divertiva a sentire e a raccontare egli stesso le famose barzellette egiziane. Anche l'ultima volta che l'ho visto, a febbraio, se ne stava seduto sempre più piccolo in un immenso cappottone grigio, e all'inizio mi sembrò assente, ma dopo qualche minuto lo vidi come al solito partecipare con sagaci battute alla conversazione degli ospiti, anzi dei fedelissimi amici che una o due volte la settimana si occupavano di lui; andavano a prenderlo a casa, dove viveva con l'anziana moglie, e lo portavano al caffè dove ogni tanto erano ammessi anche ospiti stranieri. Gli stessi amici di sempre, che lo trattavano con devozione più che filiale: lo scrittore Gamal Gitani e il poeta Abnudi erano tra i suoi fedeli amici. Non si scherzava soltanto, ma si parlava della situazione internazionale che Mahfuz sembrava conoscere bene. Ricordo la sua battuta sugli occidentali che esportano con le armi la democrazia nel resto del mondo... Ma naturalmente anche sulla situazione egiziana, che invece lo vedeva più cauto, soprattutto davanti agli stranieri. Era cosciente della strumentalizzazione a cui poteva andare incontro. Non era la prima volta che si attribuivano allo scrittore dichiarazioni provocatorie, probabile frutto di abili manipolazioni, come quelle di chi lo vedeva di recente troppo vicino alle posizioni dell'università islamica di al-Azhar. Ma Mahfuz era sempre stato un grande laico, come tanti, tantissimi arabi. Solo che il laicismo nel mondo arabo non interessa gli occidentali, sempre pronti al facile trinomio arabi/musulmani/integralisti. Al mio ultimo incontro con lo scrittore abbiamo parlato di un suo romanzo che avevo tradotto anni fa, Miramar, e ricordo di avergli ripetuto una frase che gli avevo detto altre volte: «Ya ustadh, hazzak hazzi». Ringraziavo il maestro: «la tua fortuna è la mia fortuna», riferendomi al fatto che se lui non avesse vinto il Nobel, io, e come me tanti altri arabisti in Europa, non avremmo potuto diffondere la letteratura araba in Occidente, così come stiamo facendo. Per me sarebbe stata un'altra vita e per questo gli sarò per sempre riconoscente.
   

   
       
 
scritto da linodigianni | 08:00 | commenti (1) Torna sopra




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