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Mi piacerebbe molto...

... leggere qualcosa di tuo sul blog... ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento senza offesa alcuna...

...vedere il carrozzone andare ...
... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...

... che le informazioni, i link vari,
i consigli e gli sconsigli di lettura...
... il confronto, i commenti   contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.


  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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post del 3 ottobre 2006



6/2 - Sei a metà - Sei autori a metà del guado
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post del 18 febbraio

Ogni giorno uno scrittore racconta il suo ultimo libro

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venerdì, 05 giugno 2009

categoria: libri, letteratura italiana, gialli, letteratura per ragazzi, romanzi italiani
 

Videopresentazione de Guardie, ladri e tracciatori

 

Ok... grande imbarazzo, ma devo prendermi le mie responsabilità :-) Nel video girato da Patrick Mancini (che ringrazio molto) nel mitico nuovo telegiornale on-line zero91 presento il mio ultimo romanzo GUARDIE LADRI E TRACCIATORI... perdonatemi gli ehmmmm... e l'ultima frase: in realtà sarei sia karateka, sia tracciatrice ;-) - www.manuelamazzi.ch

scritto da mmazzi | 08:15 | commenti Torna sopra




sabato, 21 febbraio 2009

categoria: libri, eventi, letteratura italiana, iniziative
 

Presentazione del libro

Un caffè a Kathmandu a Cento

"Un romanzo giallo-rosa per beneficienza"

 

Organizzatore: ASSOCIAZIONE «FUORI DAL COMUNE»

Ospiti: Manuela Mazzi, Andrea Menghini

 

Data: domenica 8 marzo 2009

Ora: 17.00 - 20.00

Luogo: Libreria «Il Guercino»

Indirizzo: Via Campagnoli a Cento (FE)

 

 

 

Descrizione

Domenica 8 marzo, avrà luogo la presentazione de Un caffè a Kathmandu di e con Manuela Mazzi, nell’ambito dell’iniziativa letteraria «Aperitivo con l’autore», organizzata dall’Associazione «Fuori del comune» (www.fuoridelcomune.net)

Appuntamento alle ore 17.00

alla libreria «Il Guercino» di Cento (Fe)
in Via Campagnoli
Con la presenza anche di Andrea Menghini, di Apeiron.

Alla fine della presentazione del libro, di cui si possono trovare infomazioni, il primo capitolo, e la presentazione su pdf attraverso il seguente link
http://manuelamazzi.altervista.org/index_file/Page1110.htm verrà servito un aperitivo offerto dall'associazione.

Info di contatto - E-mail: mmazzi@hotmail.com

scritto da mmazzi | 19:25 | commenti Torna sopra




sabato, 29 novembre 2008

categoria: libri, letteratura italiana, libri che ho letto, città
 
Maschio adulto solitario
di alberto carollo


MasE’ un evento più unico che raro – di questi tempi – imbattersi in un libro di grande forza tematica e insieme espressiva come Maschio adulto solitario (2008, Manni, pagg. 310, Euro 17,00), l’ultimo romanzo di Cosimo Argentina, (Taranto, 1963). Rovesciando il canone del bildungsroman Argentina colpisce allo stomaco il lettore con un crudele romanzo di (de)formazione che annovera in sé elementi che vanno dal noir al grottesco, all’horror passando per la denuncia sociale. Mas – l’acronimo è dell’autore – è un volo a vite, una progressiva dissoluzione nel buco nero di una vita sorta sotto l’egida della sconfitta – e non è un caso la dedica “agli insicuri e agli indifesi”, posta a epigrafe di un’opera che a ben guardare parla esclusivamente la lingua ciancicata dei perdenti, carnefici o vittime che siano.
La polpa di questa vicenda è quella decennale, dai venti ai trent’anni, di Dànilo Colombia, protagonista del romanzo, al quale sarebbe di certo andato stretto l’assunto aristotelico per cui “l’uomo è un animale sociale”. Colombia è quanto di più distante da un filosofo, ancorché misantropo; la sua visione della vita non è un prodotto del pensiero ma dei suoi visceri, e il suo modello di riferimento è in una videocassetta guardata e riguardata con ossessione: "Era la storia di Kuma e del suo branco. Questi cani lupo che correvano tra i ghiacciai dell’Antartide nell’inverno polare, tutti uniti nello sforzo di farcela e Kuma che invece se ne stava per conto suo fino a impazzire durante un’aurora boreale e finire in un crepaccio stritolato dai ghiacci." L’edificio narrativo di Mas conta cinque parti, corrispondenti ai cinque gironi dell’inferno personale di Colombia, catapultatosi nel mondo dalle ceneri fumiganti di una famiglia disintegrata. La prima parte racconta della vita militare a Bari – riprendendo situazioni contigue a quelle presentate nel romanzo d’esordio, Il cadetto (Marsilio) –, ovvero una ricognizione al ground zero delle miserie umane, tra prevaricazioni di ogni tipo, ufficiali rabbiosi, una Edwige Fenech dei poveri, marpione avvizzite e turpi umiliazioni sessuali ai danni dei più deboli. E’ di questo periodo l’esperienza cruciale dell’amore di Dànilo per Sara, una ragazzina che morirà suicida senza un perché, sorta di Beatrice che attraversa il romanzo come uno spirito guida, ideale di bellezza e purezza vagheggiato ma irraggiungibile, capitano degli Invisibili, i numi tutelari che popolano la solitudine disperata del protagonista, gli angoli bui e silenziosi della sua abitazione. Nella seconda parte Colombia fugge al nord, dove trova lavoro in una fabbrica di tonno in scatola, in una delirante realtà operaia attorno alla quale ruotano figure di morti viventi, incatenati senza speranza di riscatto ai riti e ai ritmi meccanici della catena di produzione, dove il Male alligna tra i capi reparto, sciacalli che ora si chiamano Corve – ma a ben guardare il maligno evocato dai nomi, con un gusto quasi medievale, è un anagramma sinistro che permea il romanzo e recita Corva, Vorca o Corvo a seconda delle sue personificazioni. Qui il nostro non esiterà a ingraziarsi i favori di una sessantenne sfiorita, Maria, e a condurla in un graduale, degradante crescendo di violenza e sopraffazione. I numerosi atti sessuali contenuti in questo libro comunicano al lettore metafore di morte e disfacimento, con uno sguardo autoptico, impietoso, che non perdona l’accartocciarsi della pelle, il greve collasso delle carni, l’urgenza di soddisfare brame aberranti. Così è la descrizione della madre di Dànilo, figura patetica di donna sul viale del tramonto, ma è in generale una fisicità malata quella messa in scena per questi memorabili ritratti di donne avanti con l’età (la madre, Maria, la signorina Rotunno ecc…), funerea e perturbante, a metà tra le ossute stilizzazioni di Egon Schiele e i dipinti gremiti di umana, debordante bestialità di Goya. Nella terza parte Dànilo fa dietrofront e ritorna nella poltiglia di Taranto, vera città-feticcio, cupa, notturna e maleolente, quasi sempre fradicia al termine di spaventosi acquazzoni. Colombia non sa fuggire, non può. Per la città prova un sentimento d’amore impastato con la nostalgia della lontananza, e il desiderio di tornare è imparentato con un vago senso di protezione, o la consapevolezza latente di una implacabile legge naturale verghiana: Così come il polipo è tra gli scogli che deve stare io era a Taranto che dovevo vivere. In qualunque altro posto non c’entravo niente. (…) Mi sentivo uno che doveva risalire tutti i fiumi mekong della terra ma una era la foce cui arrivare: Taranto.
Taranto incarna tutto il disagio del Sud, con la presenza cupa e terribile della Mafia ammanicata alla politica, delle zaffate cancrenose dell’Ilva che qui – nello scorcio di fine anni Ottanta – ha ancora il sinistro nome di Italsider. L’autore ha lavorato con consumata abilità a un impasto linguistico corrosivo, intingendo la penna nel fiele: la scrittura è densa e grumosa, gergale e zeppa di meridionalismi, uno per tutti il frequente intercalare espresso dalla locuzione “fa che” al posto di “come se”. Ridondanti alcuni passaggi, ma Argentina è scrittore che divide: lo si può idolatrare o detestare, non credo ci siano vie di mezzo. La scrittura in prima persona restituisce al lettore tutta la gamma delle emozioni e del pensiero idiosincrasico e lucido fino alla vertigine – ma il baratro è quello della follia e dell’autodistruzione – di Dànilo Colombia, dello spingere al limite estremo i principi del suo agire, accettandone senza riserve le conseguenze. Diverrà, nella quarta parte, un piccolo avvocato al soldo della criminalità locale, eroe tragicomico la cui caduta rovinosa si compirà in uno scenario da grand guignol, in un lago di sangue, tra belve feroci e varie mutilazioni. Nella parte finale il climax del romanzo fa impennare la colonnina di mercurio del termometro: è una specie di apocalisse privata, in crescendo, apparentemente senza senso, come un dramma beckettiano uscito dalla penna di un Henry Miller o di un Céline, apologo della solitudine più nera e della disfatta sociale, ricognizione lisergica nella dantesca città dolente per questa prova, forse la più matura e importante, per questo straordinario affabulatore che centra il bersaglio di restituirci un ritratto pregnante di una certa contemporaneità, di quella presa sul reale che molti critici ritengono smarrita dagli scrittori odierni. Lo fa, Argentina, con una scrittura iperrealista, piegando ai limiti della presa diretta, come per media più duttili (cinema, musica, fumetto), lo strumento narrativo; lo fa dal suo osservatorio appartato in Brianza, svincolato dalle logiche delle grandi case editoriali – e qui un plauso a Manni per aver pubblicato un libro che altri più miopi hanno rifiutato -; lo fa ponendosi in ascolto, come “un giullare malefico che parla solo di ciò che conosce, direttamente o indirettamente” o come “dentista di se stesso”, secondo quanto affermato in recenti interviste.


Cosimo Argentina è nato a Taranto nel 1963 e vive in Brianza dal 1990 dove insegna Diritto ed Economia politica.
Ha esordito con il romanzo Il cadetto (Marsilio 1999) a cui sono seguiti, tra gli altri, Bar Blu Seves (Marsilio 2002), Cuore di cuoio (Sironi 2004) e Viaggiatori a sangue caldo (Avagliano 2005).
Riferimenti web: www.cosimoargentina.com.

scritto da cigale | 18:22 | commenti Torna sopra




giovedì, 15 maggio 2008

categoria: libri, eventi, festival
 

Torna a Chiasso - Ticino / Svizzera
 il festival della letteratura

CHIASSOLETTERARIA

Giunta alla terza edizione, Chiassoletteraria quest'anno tratterà un tema intrigante: "I fiori del male".

Diseguito riportiamo il contenuto del programma:

 

Fiori del male

La terza edizione di Chiassoletteraria intende partire dalla necessità di una ricognizione degli interrogativi esistenziali che da sempre accompagnano l’uomo nel suo cammino, e, grazie all’aiuto di quei Fari baudleriani – scrittori, filosofi, saggisti, poeti e giornalisti – nel ricercare nuovi possibili significati del convivere, rinnovando quella cultura civile che fa della memoria della dignità dell’uomo il suo centro di gravità.

Nella nostra società tecnologica dove si situano i confini tra bene e male? Sono confini riconoscibili o bene e male sono concetti svuotati, componenti di un magma senza chiari orizzonti morali? L’etica orienta ancora le scelte o è convalidazione conformista? Chi detiene il potere di decretare cosa sia male? Cosa accade quando il bene di pochi coincide con il male per molti? E quando il male spettacolarizzato diventa glamour? Esiste un’attrazione al male collettiva? Dove risiede la responsabilità dell’individuo? Il male è in noi o è altro da noi?

L’invito è a riflettere sulle cause dei nostri mali e sui motivi di un mondo a due velocità lanciato verso il collasso ecologico e geopolitico. È riconoscere il male - l’orrore - anche nelle derive più subdole, nel feticismo dei consumi, nelle discriminazioni per amore di patria o di casta, negli irrigidimenti delle ortodossie, negli scontri sanguinari di sedicenti civiltà, nei meccanismi che producono miseria umana e sociale. Tutto ciò senza tuttavia dimenticare che il male è anche immancabile spunto di creatività, punto di partenza di meccanismi artistici, e nel nostro caso letterari, in particolare, che attraverso un uso pertinente, a volte audace della lingua, permettono di compiere un viaggio nelle zone oscure che, si dice, stanno annidate da qualche parte in ognuno di noi…

 

Il programma è scaricabile al seguente indirizzo:

 

http://www.chiassoletteraria.ch/img/programma.pdf

Ulteriori informazioni:

 

http://www.chiassoletteraria.ch/

scritto da mmazzi | 13:29 | commenti Torna sopra




mercoledì, 13 febbraio 2008

categoria: libri, gialli
 

Fuori da un evidente destino (di Giorgio Faletti)

Devo confessare che ho sempre avuto un debole per gli indiani d’America. E soprattutto per la loro cultura, sebbene personalmente non conosca nulla più di quanto non rientri già nell’immaginario collettivo. Sarò quindi un po’ di parte, anche perché devo dire che il libro di Giorgio Faletti ha rafforzato ancora di più l’affetto che già nutrivo istintivamente per la fierezza dei progenitori di una popolazione ormai civilizzata. Purtroppo non ho letto i primi due libri del giallista italiano, in quanto mi sono stati sconsigliati da una cara amica che – pur avendoli trovati straordinari, conoscendo la mia eccessiva sensibilità e la mia suggestionabilità – li ha giudicati troppo cruenti. Detto ciò posso finalmente dire che il romanzo “Fuori da un evidente destino” mi è piaciuto. Sì. Mi è piaciuto per la caratterizzazione dei personaggi, per le descrizioni dei paesaggi, per le simpatiche similitudini con cui il brillante Faletti sa giocare. Ma mi è piaciuto soprattutto per quel senso di “giustizia fatta” che si respira in particolare quando inizia a dipanarsi il mistero. Una giustizia al di sopra della volontà umana, lasciata a un potere più universale, quello della natura e quello della fede in un’energia superiore, che a molti piace chiamare destino. Quella di Faletti è un’opera letteraria di genere, che definirei positiva. Anche la tragedia più brutale, nella mente del lettore, assume un ruolo fondamentale, quasi un’entità che prende per mano la giustizia e la accompagna a fare il suo corso: nel bene e nel male.

scritto da mmazzi | 20:25 | commenti Torna sopra




martedì, 06 novembre 2007

categoria: libri, bloggerscrittori, libri che ho letto, festival, romanzi italiani
 

Questo mio articolo è già apparso
sul del settimanale ticinese e viene qui approfondito con l'ampliamento della recensione


 

Presente anche la Svizzera italiana
«Il bene tolto» di Giusi D’Urso apre la rassegna

Libri, editori e autori al Pisa Book Festival

di Manuela Mazzi 

«La piccola editoria ti conquisterà». Questo lo slogan del Pisa Book Festival svoltosi l’ultimo finesettimana di ottobre nella città della torre pendente. E tra i «conquistatori» c’era anche la Svizzera italiana. Giunta alla quinta edizione, la fiera quest’anno ha infatti eletto quale proprio ospite la Società Editori della Svizzera Italiana (SESI), nell’ambito del progetto «Paese ospite: una finestra sull’Europa».

La manifestazione, di fatto, ha permesso alla rappresentanza dell’editoria ticinese di far conoscere i propri prodotti, ma anche di presentare il nostro territorio da un punto di vista culturale attraverso temi importanti, come la cultura etica della malattia e della cura, l’italianità all’interno di un federalismo linguistico, l’essere un crocevia mediatico, l’integrazione e l’apertura che nascerà con AlpTransit, e altro ancora.

Alla SESI è stato riservato un intenso programma, tra presentazioni e conferenze, che ha visto impegnati autori, editori, giornalisti, dottori e diversi altri relatori noti nel nostro cantone come: Sandro Bianconi, Chiara Orelli Vassere, Claudia Quadri, Roberto Malacrida e Graziano Martignoni, Pierre Lepori e Francesco Biamonte, Fabrizio e Michele Fazioli, e poi ancora Marco Borradori, Piero Martinoli, Carlo Ossola, Alberto Galla, Tania Giudicetti-Lovaldi e Pietro De Marchi.

Oltre ai diversi incontri la Svizzera italiana è stata presente durante tutti i tre giorni della fiera grazie a uno stand collettivo che esponeva i prodotti dei vari editori locali.

Non sarebbe però un articolo completo se  parlando di una fiera letteraria non si citasse almeno un libro meritevole. Ebbene una nota di rilievo va quindi alla presentazione dell’opera che ha avuto l’onore di dare il via al Festival letterario, in concomitanza con altre tre conferenze di cui un seminario, un convegno e un incontro d’autore. Stiamo parlando de «Il bene tolto», romanzo d’esordio della pisana Giusi D’Urso (www.giusidurso.com) appena uscito per le Edizioni Progetto Cultura. In un centinaio di pagine l’autrice ha saputo trattare con straordinaria capacità narrativa un tema delicato come quello della violenza sulle donne e dei rapporti con gli uomini dopo la violenza subita. La scelta del comitato organizzativo di mettere in risalto quest’opera, è stata dettata, oltre che dal valore letterario riconosciutole da subito, anche per sottolineare l’edizione 2007 che coincide con l’anno europeo delle pari opportunità per tutti.

Un libro che dovrebbe venir letto, più che dalle donne che vi si riconosceranno, dagli uomini che desiderano capire e sfogliare pensieri femminili spesso «segreti», o taciuti per mancanza di comprensione da parte del compagno. Una storia che scioglie alcuni nodi della memoria della protagonista, la quale ricompone nel libro la propria storia attraverso forti emozioni.

 

...continuazione della recensione del libro "Il bene tolto" di Giusi d'Urso

 

Ho parlato di forti emozioni, sì, perché il libro di Giusi D’Urso è un cofanetto di ricordi vivi, una tormenta di flash back che attanaglia i pensieri di una donna dagli occhi color nocciola intenso, sdraiata sul divano e vestita solo dalla morbidezza di una vestaglia di ciniglia, che non riesce però a smussare la rudezza degli spigoli di un passato ingombrante. Come accade alla protagonista lo stesso capita al lettore che inizia a sfogliare con gli occhi “Il bene tolto” della scrittrice pisana: in un turbinio di salti nel passato, in poche ore, si viene attirati al centro del vortice di sensazioni a volte spensierate, spesso ingestibili, sempre indelebili, fino ad arrivare nelle pagine più oscure e travolgenti dove, a quel punto, nessun lettore potrà voltare lo sguardo per non vedere... Perché il grido di sofferenza scaturito da un bene tolto con la forza riecheggia per anni, a volte per sempre, nel cuore di una donna, sebbene troppo spesso venga soffocato e strozzato nella gola di coloro che vorrebbero liberarsene, ma che non ci riescono: forse perché non è facile farlo, e neppure trovare un ascoltatore in grado di capire...

La scrittura di Giusi  D’Urso, pur trattandosi di un argomento così grave, non cade mai nel patetico. Piuttosto il contrario: la forza della protagonista, in tutta la sua fragilità, emerge a ogni tratto, sapendo regalare anche descrizioni incantevoli che, ripescate dallo stesso passato tormentoso, creano parentesi di calma apparente dove profumi e sapori ossigenano scampoli di pace e serenità.

scritto da mmazzi | 17:39 | commenti Torna sopra




giovedì, 13 settembre 2007

categoria: segnalazioni, libri, sullalettura, lettura
 

Leggiamo insieme un libro
edizione 2008  Inizio fine gennaio 2008 per 5 giovedi con cadenza quindicinale
"Memorie: dall'autobiografia all'invenzione, attraverso l'indagine d'ambiente di alcuni scrittori italiani"
Progetto e coordinamento a cura  dell'insegnante Lino DiGianni del Ctp Rivoli, svolto insieme alla Biblioteca Civica di Avigliana, allo Ial, all'Assessorato alla Cultura del Comune di Avigliana"

Iscrizioni aperte presso la biblioteca civica.
Il gruppo di lettura ha carattere gratuito.

 per informazioni su orari, sedi e date  www.linodigianni.it
nel corso della prima riunione sarà presentata la lista dei libri
oltre al testo iniziale scelto  "Mal di pietre"  di Milena Agus Edizioni Nottetempo

s

scritto da linodigianni | 12:11 | commenti (2) Torna sopra




domenica, 08 luglio 2007

categoria: libri, libri che ho letto, noir, gialli
 

Alessandro Perissinotto

Al mio giudice
BUR 8,20 Euro

Questo libro ha vinto il premio Grinzane Cavour

Scittura leggera, piacevole .Il primo che leggo di questo autore.
Nel libro cita Lo straniero di Camus e Simenon, come numi tutelari.
Vedremo. Intanto, lo segnalo come lettura estiva.
Martedi, forse dovrei ascoltare l'autore in un incontro pubblico.
Bella la descrizione della Torino operaia, coi barachin

http://www.alessandroperissinotto.it/giudice.htm

scritto da linodigianni | 16:03 | commenti Torna sopra




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