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  contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.
  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
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IL Romanzo Una Relazione Intima...di Zeruya Shalev è edito da Frassinelli narrativa paperback...a €8,80.Spero questa mia segnalazione ti faccia trovare il libro perchè vale la pena,leggerlo,anzi...averlo!
Altro autore interessantissimo...Hanif Kureishi...con IL Corpo,romanzo Bompiani€17....Da leggere e avere anche questo!
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Re e guerrieri sulle vie di Dakar Un'intervista con lo scrittore senegalese Abasse Ndione, che interverrà questa sera all'interno della rassegna romana del «Festival delle letterature». Le quotidiane parole dellla vita di strada per narrare il cammino di un paese oltre la modernità MARIA TERESA CARBONE
E'un caso strano, quello dello scrittore senegalese Abasse Ndione, che questa sera alla Basilica di Massenzio a Roma leggerà i suoi testi (insieme all'afroamericano Colson Whitehead) nel quadro del festival Letterature. Da un lato, il successo che ha accolto in patria i suoi romanzi è stato clamoroso: del primo - Vita a spirale, pubblicato lo scorso anno in Italia da e/o nella traduzione di Barbara Ferri - sono state vendute più di cinquemila copie, una cifra incredibile per un paese come il Senegal, dove gli analfabeti sono circa il sessanta per cento, dove un libro è un bene di lusso, dove ogni volume continua a vivere e a passare di mano in mano grazie alle librerie all'aperto, le famose librairies par terre, fin quasi a disfarsi. Non solo: i testi di Ndione, Vita a spirale e il successivo Ramata (che e/o ha pubblicato da poco, ancora nella traduzione di Barbara Ferri) hanno trovato in Francia accoglienza presso una casa editrice importante come Gallimard. Eppure, nonostante - o forse proprio a causa di - questo successo, la maggior parte degli scrittori africani più consolidati preferisce prendere le distanze da un autore così anomalo, che per trentacinque anni ha mantenuto sé e la sua numerosa famiglia lavorando come infermiere all'ospedale «Le Dantec» di Dakar, e che non si vergogna nei suoi libri di raccontare storie e storiacce del Senegal contemporaneo con un linguaggio estremamente colloquiale, rivendicando la propria scelta di non rivolgersi al pubblico degli intellettuali europei. «Io scrivo per le persone che vivono intorno a me, che fanno parte del mio ambiente: se non mi faccio capire dai senegalesi, come posso trovare un rapporto con il pubblico francese o italiano? Sarebbe pericoloso se scrivessi per i lettori europei, ne deriverebbe una prospettiva falsata. D'altra parte, cosa si conosce dell'Africa in Europa, se non le guerre o la fame? Il turista occidentale in visita a Dakar va a vedere il mercato Sandaga, fa una gita all'isola di Gorée, non si accosta affatto alla realtà della vita africana. C'è un proverbio dalle nostre parti, un pezzo di legno può stare dentro l'acqua tutto il tempo che vuole, non diventerà mai un coccodrillo. La percezione che si ha dell'Africa deriva dalla costruzione dei media occidentali. Nei miei libri io cerco di descrivere quella che è la vera Africa, composta da persone che si danno da fare in tanti modi, che vogliono vivere in modo decoroso».
Forse anche per questo i suoi testi contengono pochi riferimenti all'opera di altri autori, europei o anche africani.
Ho cominciato a scrivere quando ero ancora un ragazzino, e da allora non ho mai più smesso. Non direi però che ho avuto veri e propri modelli. Quando ho deciso di diventare uno scrittore, non avevo letto molto, per lo più le pagine delle antologie scolastiche, brani di autori come Balzac, Flaubert, Tolstoj. E anche più tardi, quando ho allargato le mie letture, non ho mai avuto l'impressione di essere influenzato da uno scrittore in particolare. Semmai, sento un legame molto forte con la tradizione orale africana, con i vecchi griots che raccontavano le storie dei re e dei guerrieri.
Ma non è frustrante rivolgersi a un pubblico che spesso non è in grado di leggere quello che lei scrive?
In realtà in Senegal si legge più di quanto si immagini, il problema è che i libri costano cari. Per fortuna esistono le librerie par terre, dove è possibile procurarsi i testi a prezzi bassi, ma il potere d'acquisto è comunque ridottissimo, non ci si può permettere il lusso di comprare tranquillamente i libri come succede qui in Europa. Da noi i testi girano, vengono prestati o rivenduti. Comunque, un libro come Vita a spirale può essere capito e apprezzato anche da persone che hanno abbandonato presto la scuola: la lingua che uso è molto semplice, non c'è bisogno di un dizionario per capire.
Del resto, il suo successo in Senegal è legato al fatto che molti lettori possono rispecchiarsi con facilità nei suoi personaggi, che si tratti dei giovani trafficanti di marijuana di Vita a spirale, o di una figura di donna forte e contraddittoria come Ramata.
Nei miei libri io descrivo quello che succede, senza esaltare né condannare quello che fanno i miei personaggi. In Vita a spirale ho raccontato quanto ho visto nel corso delle mie ricerche. Così, i poliziotti ammettono che conosco l'ambiente dei trafficanti meglio di loro, mentre i sipikats, le persone da cui ho preso spunto per le figure del romanzo, dicono che non ho forzato la mano, che il loro mondo è proprio quello. E anche i critici letterari, che hanno insistito perché Vita a spirale venisse inserito nei programmi scolastici, hanno capito che da parte mia non c'è nessuna apologia della marijuana, che questa è la realtà, ed è un bene che la realtà sia conosciuta: chi vuole combattere contro un male, deve prima conoscerlo. Non è possibile lottare contro lo yamba mettendo in prigione chi fuma, è una soluzione che non porta da nessuna parte. Quanto al personaggio di Ramata, io sono convinto che in Senegal siano le donne a mandare avanti il paese: sono così dinamiche, le trovi ovunque. Oggi le senegalesi sono molto evolute, hanno ruoli di responsabilità in tutti i settori.
Eppure in Senegal i matrimoni combinati sono ancora la norma, e in Ramata lei affronta un tema di cui si è discusso molto anche in Italia, la mutilazione degli organi genitali femminili.
In Africa è difficile parlare dell'escissione, perché è un problema di cultura, che ha a che fare con una sfera per noi sacra, il sesso della donna. Per questo secondo me è sbagliato risolvere la questione mandando in carcere le donne che praticano l'escissione, perché in molti casi loro non sono in grado di capire cosa hanno fatto di male. Bisogna spiegare alle persone che l'escissione è sbagliata, sapendo in partenza che si incontreranno grossi ostacoli, anche perché si tratta di una pratica millenaria che a torto molti ritengono legata alla religione. Per questo può essere utilissimo un film come Mooladé di Sembène Ousmane, premiato a Cannes, che affronta il problema con grande intelligenza. A volte, però, vengono in Senegal donne occidentali che trattano delle mutilazioni sessuali con parole di condanna che suonano vergognose alle orecchie delle donne anziane, e dopo il dialogo è ancora più difficile. Insomma, parlare è necessario, io stesso in Ramata l'ho fatto, e per questo sono stato criticato: ma è un argomento controverso, conosco deputati che, dopo aver votato a favore della legge che introduce pene dure per le donne che praticano l'escissione, hanno mandato di nascosto le loro figlie ai villaggi di origine per farle «operare».
Dediche Avevo infilato nella mia borsa l'Amleto di Shakespeare, con il testo originale e la traduzione. Mi ero fermata a leggere la biografia e la storia a cavallo tra 1500 e 1600 della prefazione, appassionata e stupita da cose semplici come il soprannome di Shakespeare, Scuotiscena, in inglese Shakescene. Era persino considerato un illetterato, nella mia ignoranza non lo avrei detto mai!
Poi è arrivato un sogno dal Canada, e ho deciso di non cominciare l'Amleto, non per ora per lo meno. Sto ora leggendo The Land Beyond The Gate, La terra oltre la soglia qui in Italia, di Lloyd Arthur Eshbach, edito dalla collana Fantasy Urania una quindicina di anni fa. Lo ho letto in italiano durante l'adolescenza, e ora lo rileggo in inglese. Stavolta comincerò le mie ricerche a modo, partendo dall'inizio. Il romanzo viene dedicato a William W. Sharp, che ha ispirato e interessato l'autore alla cultura celtica. Potevo io non documentarmi in materia? Egli, che ha anche scritto con lo pseudonimo Fiona McLeod (di qui il cognome degl'immortali Duncan e Connell?), ha amato la Sicilia profondamente, scrivendo testi sulla Ducea dei Nelson a Bronte. Vi hanno vissuto gli eredi di Horatio Nelson, fino al 1984. Qualcosa sulla Ducea e sui dintorni lo trovate in questo posto e in quest'altro. Sullo pseudonimo Fiona in italiano c'è poco...
APPUNTAMENTO DA NON PERDERE con la scrittrice Banana Yoshimoto Festivaletterature Reading 03/06/2004 alle 21:00 presso Basilica di Massenzio Festivaletterature a Roma!
JOHN BERGER a Torino (foto Stazitta Inc.C@ Da Hiroshima alle Torri gemelle JOHN BERGER
Dato che il numero delle vittime civili innocenti, uccise come «danno collaterale» in Afghanistan dai bombardamenti americani è ormai uguale al numero delle vittime dell'attacco contro le Torri gemelle, forse è lecito inquadrare gli avvenimenti in una prospettiva più ampia, senza voler sminuire affatto la tragedia, e porci un nuovo interrogativo: uccidere deliberatamente costituisce un male più grave o più riprovevole che non uccidere alla cieca e sistematicamente? (Dico «sistematicamente», perché gli Stati uniti hanno cominciato ad attuare questa strategia armata fin dai tempi della guerra del Golfo). Non sono in grado di rispondere a questa domanda. Forse sul campo, fra le bombe a frammentazione lanciate dai B-52 o nei fumi soffocanti di Church Street a Manhattan, forse a quel livello qualsiasi confronto su basi etiche diventa improponibile.continua qui
AGOTA KRISTOF Tra sogni e incubi- dal Manifesto del 28-05-04
Nata a Csikvand, un piccolo villaggio dell'Ungheria, Agota Kristof ha lasciato il suo paese alla fine del `56, dopo l'invasione sovietica. Aveva ventun anni e sperava che quella fuga avrebbe aperto una parentesi di benessere nella sua vita, già devastata dalle lacerazioni della guerra. Ma, approdata in Svizzera, dove tutt'ora vive, fu costretta a lunghi anni di lavoro in una fabbrica di orologi, il cui contesto è riportato nel suo romanzo più recente Ieri, uscito nel `97 da Einaudi, e trasformato in un film al quale Soldini ha dato una chiusa consolatoria, facendo infuriare l'autrice, per nulla incline al lieto fine. Lo ha ribadito ieri nel corso di una conferenza stampa in bilico sull'assurdo, scandita da domande del genere: lei ha scritto che non c'è nulla di più simile all'infanzia dell'esilio, cosa vuol dire? «Io? Non l'ho mai detto». Eppure l'abbiamo letto qui, nella presentazione... allora vuol dire che va addebitato a chi ha elaborato questo testo...ma insomma, è pur vero che c'è una stretta parentela tra infanzia e esilio, non trova? «No, sarà una sua opinione». I libri di Agota Kristof sono tradotti almeno in venticinque lingue, ma lei non si è ancora rassegnata a condividere la sua presenza con il pubblico. Negli anni dell'esilio, la lingua francese si sostituì faticosamente all'ungherese in cui aveva scritto le prime poesie, ma le tonalità più disperate le riservò ai romanzi che attingono a memorie di infanzia: i primi due uscirono in Italia da Guanda nell'88, il terzo è stato tradotto per la prima volta da Einaudi nel volume che, ora, li raccoglie tutti sotto il titolo Trilogia della città di K. Sono movimenti di una orchestrazione del dolore che attinge a stupefacenti doti inventive, il cui approdo sembra essere sempre lo stesso: la separazione da chi si ama. Il racconto che stasera leggerà ruota intorno a un sogno che, coerentemente con l'indole della Kristof, sconfina in un incubo, di cui si immaginano anche i risvolti ironici che sempre si accompagnano ai suoi testi.
Lo so che questa non è una bacheca avvisi,ma la mia è una richiesta di aiuto...Stò cercando un libro non in ristampa dal 1981, dell'Einaudi:"L'allegoria d'amore"di Lewis.Qualcuno mi sa consigliare un sito dove lo possa trovare?Grasssssiiieeee