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Mi piacerebbe molto...
... leggere qualcosa di tuo sul blog...
ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento
senza offesa alcuna...
...vedere il carrozzone andare ... ... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...
... che le informazioni, i link vari, i consigli e gli sconsigli di lettura... ... il confronto, i commenti
  contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.
  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
Il blog Il Parnaso Ambulante, e tutte le sezioni ad esso collegate, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
Domenica 8 marzo, avrà luogo la presentazione de Un caffè a Kathmandu di e con Manuela Mazzi, nell’ambito dell’iniziativa letteraria «Aperitivo con l’autore», organizzata dall’Associazione «Fuori del comune» (www.fuoridelcomune.net)
Appuntamento alle ore 17.00
alla libreria «Il Guercino» di Cento (Fe)
in Via Campagnoli
Con la presenza anche di Andrea Menghini, di Apeiron.
Alla fine della presentazione del libro, di cui si possono trovare infomazioni, il primo capitolo, e la presentazione su pdf attraverso il seguente link http://manuelamazzi.altervista.org/index_file/Page1110.htm verrà servito un aperitivo offerto dall'associazione.
Al Campo - via per Corciago PISANO (NO)
19-20-21 Luglio 2008
EquiLibro presenta, nell’ambito del 2° Festival d’Estate organizzato dalla Pro loco di Pisano, una giornata fuori dagli schemi delle consuete manifestazioni letterarie. In EquiLibro di libri si chiacchiera, ci si conosce e riconosce tra Autori, Editori, Lettori, si ascolta buona musica, si gioca con parole dette e scritte, si pranza insieme. Buon cibo per il corpo e anche per la mente, nutriente ma leggero.
EquiLibro, ideato da Maura Parachini, è il risultato di un mix tra una Pro Loco, quella di Pisano, frizzante e attenta a nuove iniziative, un’associazione di giovani in urgenza creativa, I menestrelli di Jorvik e Atì Editore, piccola ma dinamica casa editrice.
È una festa giovane, quella di luglio a Pisano, di musica (l’elenco dei gruppi musicali si è allungato di molto quest’anno, dopo il successo della scorsa edizione) e ora anche di libri.
Passione da vivere, diffondere e condividere, fosse solo per rendere noto che non ci son solo i Dan Brown e i Bruno Vespa sugli scaffali delle librerie.
PROGRAMMA
Giornata EquiLibro 19 luglio 2008
12.30 Sturm und Würstel Grigliata letteraria.
14:30 Armati di matita La sfi da degli Incipit
14:45 Digestivo musicale Duo Old Time Soul
15.00 Giù le matite Lettura degli Incipit
e premiazione e premiazione 15.30 Apostrofo musicale Mario&Maura
15.45 Parole parlate Psiche malata® - I menestrelli di Jorvik
16.45 Parole cantate Duo Old Time Soul
18.00 Varie e Ineventuali Appunto.
EquiLibro sarà presente per tutta la durata del Festival d’Estate
con un proprio stand espositivo. Libri, chiacchiere, incontri, sorprese.
uffi cio stampa EquiLibro: mario favini cell. 3474457170 e-mail marfav85@hotmail.com
E' morto Mario Rigoni Stern, l'autore del "Sergente nella neve"
Mario Rigoni Stern
Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato ieri sera.
La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati oggi pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.
Mario Rigoni Stern era nato nel 1921 in provincia di Vicenza, nell’Altopiano d’Asiago. Nel 1938 entra alla scuola militare d’alpinismo d’Aosta e combatte in un reggimento di cacciatori alpini, in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dei tedeschi quando l’Italia firma un armistizio separato con gli alleati (8 settembre 1943), viene trasferito in Prussia orientale. Riesce a scappare, raggiunge l’Austria e poi la sua casa il 5 maggio del 1945. Nel 1953, Elio Vittorini pubblica il primo romanzo di Rigoni Stern Il sergente nella neve, una delle più interessanti ed emozionanti testimonianze della seconda guerra mondiale, che diventa un classico della letteratura mondiale. In seguito lo scrittore vicentino ha dedicato altri racconti alla tragica esperienza della guerra in Russia. Legato a questo drammatico tema è l’altro pensiero cui Mario Rigoni Stern ha dedicato i suoi più recenti romanzi: l’estraneità della civiltà contadina alla prima guerra mondiale ed il declino dei valori cardine, che avevano retto una società da secoli unita da profondi legami umani.(da www.festivaletteratura.it)
E' Elio Vittorini, nel 1953, a fargli pubblicare per I Gettoni di Einaudi il suo primo romanzo "Il sergente nella neve". Nel 1962, Stern pubblica "Il bosco degli urogalli" (Einaudi), a cui seguono "La guerra della naia alpina" (Einaudi, 1967), "Quota Albania" (Einaudi, 1971), "Ritorno sul Don" (Einaudi, 1973), "Storia di Tonle" (Einaudi, 1978), che vince il Premio Campiello, "Uomini, boschi e api" (Einaudi, 1980), "L'anno della vittoria" (Einaudi, 1985), "Amore di confine" (Einaudi, 1986), "Il libro degli animali" (Einaudi, 1990).
E ancora: "Arboreto salvatico" (Einaudi, 1991), "Compagno orsetto" (E.Elle, 1992), "Aspettando l'alba" (Il Melangolo, 1994), "Le stagioni di Giacomo" (Einaudi, 1995), "Sentieri sotto la neve" (Einaudi, 1998), "Il magico 'Kolobok' e altri scritti" (La Stampa, 1999), "Inverni lontani" (Einaudi, 1999), "Tra due guerre e altre storie" (Einaudi, 2000), "1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte" (Neri Pozza, 2000), "Il libro degli animali" (Einaudi, 2001), "L'ultima partita a carte" (Einaudi, 2002), "Storie dall'Altipiano" (Mondadori, 2003), "L'Altipiano delle meraviglie" (con R. Costa, Magnus, 2004) "Le stagioni dell’Altopiano" (Einaudi, 2006).
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il festival della letteratura
CHIASSOLETTERARIA
Giunta alla terza edizione, Chiassoletteraria quest'anno tratterà un tema intrigante: "I fiori del male".
Diseguito riportiamo il contenuto del programma:
Fiori del male
La terza edizione di Chiassoletteraria intende partire dalla necessità di una ricognizione degli interrogativi esistenziali che da sempre accompagnano l’uomo nel suo cammino, e, grazie all’aiuto di quei Fari baudleriani – scrittori, filosofi, saggisti, poeti e giornalisti – nel ricercare nuovi possibili significati del convivere, rinnovando quella cultura civile che fa della memoria della dignità dell’uomo il suo centro di gravità.
Nella nostra società tecnologica dove si situano i confini tra bene e male? Sono confini riconoscibili o bene e male sono concetti svuotati, componenti di un magma senza chiari orizzonti morali? L’etica orienta ancora le scelte o è convalidazione conformista? Chi detiene il potere di decretare cosa sia male? Cosa accade quando il bene di pochi coincide con il male per molti? E quando il male spettacolarizzato diventa glamour? Esiste un’attrazione al male collettiva? Dove risiede la responsabilità dell’individuo? Il male è in noi o è altro da noi?
L’invito è a riflettere sulle cause dei nostri mali e sui motivi di un mondo a due velocità lanciato verso il collasso ecologico e geopolitico. È riconoscere il male - l’orrore - anche nelle derive più subdole, nel feticismo dei consumi, nelle discriminazioni per amore di patria o di casta, negli irrigidimenti delle ortodossie, negli scontri sanguinari di sedicenti civiltà, nei meccanismi che producono miseria umana e sociale. Tutto ciò senza tuttavia dimenticare che il male è anche immancabile spunto di creatività, punto di partenza di meccanismi artistici, e nel nostro caso letterari, in particolare, che attraverso un uso pertinente, a volte audace della lingua, permettono di compiere un viaggio nelle zone oscure che, si dice, stanno annidate da qualche parte in ognuno di noi…
Al via la seconda edizione del Festival di letteratura Chiassoletteraria. Dal 17 al 20 maggio 2007 incontri, dibattiti, concerti e conferenze sul destino.
Cliccare qui per continuare a leggere e per scaricare il programma
Il suo cuore provato da emozioni, disagi e malattia si è spento tre giorni dopo l’intervento chirurgico. Riszard Kapuscinski, aveva 74 anni è morto ieri a Varsavia. La notizia giunta a tarda sera ha spiazzato diversi quotidiani che avevano già chiuso l’impaginazione. Repubblica ha “rotto il piombo”, come si diceva e si faceva ai tempi delle linotype, e gli ha dedicato un bel ricordo di Paolo Rumiz, che l’aveva incontrato a Bolzano.
Nato come “inviato” di regime nel 1956 quando l’organo dei giovani comunisti polacchi lo destinò in India, Kapuscinski si rivelò presto un “infiltrato” di guerra. Infiltrato degli ultimi, dei poveri. La povertà l’aveva conosciuta per bene a Pinsk allora Polonia orientale, oggi Bielorussia, dove era nato nel 1932. Dopo l’esperienza indiana fu assunto dall’agenzia polacca Pap e prese a girare il mondo. Africa e America Latina in particolare dove si sentiva di casa perché lì incontrava la stessa povertà dell’infanzia, della guerra mondiale. Raccontava la pura verità. Le sue corrispondenze finivano sui tavoli degli uomini d’apparato. Per i giornali veniva redatta a parte una versione edulcorata dei fatti. Lasciata la Pap nell’81 continuò a viaggiare per il mondo, per comprendere. Nel suo ultimo libro, “Autoritratto di un reporter”, lascia un preciso testamento professionale. “Sono convinto, e lo sono sempre stato, di non poter scrivere né parlare di qualcosa che non ho visto di persona, qualcosa che non ho vissuto e di cui non ho condiviso i rischi. Il mio direttore e il mio editore non c’entrano niente. Sono io che devo sapere di essermi guadagnato il diritto di parlare di certe cose”.
Marek Zakowski, editore polacco di Kapuscinski, suo amico da trent’anni, conferma “era un raro esempio di grande personalità, era sempre curioso di conoscere qualcosa di più del mondo e sempre curioso di conoscere nuova gente”.
L’Italia amava Kapuscinski. Nel 2003 aveva vinto il premio Grinzane e l’università di Udine lo aveva insignito di una laurea honoris causa in “Traduzione e mediazione culturale”.
Credeva nei giovani ed invitava i giovani giornalisti e scrittori a farsi carico delle responsabilità etiche del narrare. Un manuale di buon giornalismo è certamente il libro conversazione dal titolo “Il cinico non è adatto a questo mestiere”.
Né cinici né irresponsabili dovrebbero aver diritto di cittadinanza nelle nostre redazioni. Non sempre è così. Ma quest’elegante figura di vecchio giornalista dai fronti della povertà non accusava mai nessuno. Trattava tutti con rispetto. Narrò con competenza e dettagli dei destini del Negus e dello Scià. Qualcuno in Polonia cominciò a sospettare che parlando dei potenti dell’Africa o dell’Asia medio-orientale, l’inviato della Pap stesse percorrendo o precorrendo una metafora del socialismo reale polacco in via di dissolvimento. Kapuscinski tirò dritto e come ricorda Rumiz continuò a proporre questa stessa via ai giovani scrittori che si erano abbeverati ai suoi scritti.
Rumiz lo descrive come un grande “infiltrato”. Un narratore che vive nello stesso disagio e nelle stesse privazioni degli ultimi di cui parla nei suoi reportage. Meticoloso nella cura dei particolari.
“Erodoto camminò seimila chilometri per verificare un solo dettaglio del suo racconto. Oggi nessuno fa niente del genere. Perché? C’è un vuoto, anche voi ragazzi lo sentite. Avete Internet? Vero. Ma non vi basta, perché sapete benissimo di essere manipolati. Allora, ecco, venite a cercare un vecchio arnese come me. Avete bisogno di un testimone diretto del tempo”.
Un testimone privilegiato. La sua morte avrà colto il Barnum dell’informazione un po’ di sorpresa. Ma la grandezza dell’eredità morale in queste ore corre su internet, sulle agenzie, su giornali, radio e tv. Con Kapuscinski muore un maestro di giornalismo. Un “infiltrato” speciale della gente comune nei dedali del potere globale. Un uomo che non alzava mai la voce ma dava voce a chi non aveva più un soffio di fiato. Saranno i suoi libri, adesso, quella voce che non ci lascerà mai.
Il commento dei più è: "Vince la letteratura, che con 177 voti ha superato, anche se non di molto, le memorie di Rossana Rossanda 'La ragazza del secolo scorso' (Einaudi) che ne ha ottenuti 150 e ha retto il testa a testa fino alla fine.
Gli altri tre della cinquina dei finalisti erano Massimiliano Palmese checon “l'amante proibita" (Newton&Compton) ha avuto 18 voti; mentre 15 sono andati a Pietro Grossi con "Pugni" (Sellerio)