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Mi piacerebbe molto...
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... che le informazioni, i link vari, i consigli e gli sconsigli di lettura... ... il confronto, i commenti
  contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.
  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere
(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)
Il blog Il Parnaso Ambulante, e tutte le sezioni ad esso collegate, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
Venti. È il numero delle volte che ho pianto. Chiamatemi ultrasensibile, ma mi piacerebbe sapere quante volte i futuri lettori del freschissimo d’inchiostro – e ora umido di lacrime – libro d’esordio di Monica Marghetti, strozzeranno in gola la malinconica tristezza, che nascerà dalle sue parole.
Sto parlando di “Voglio urlare”, inedito pubblicato dalla casa editrice Fuoridallerotte, in uscita per il 15 novembre.
Azzeccata la prefazione dell’esimio professore di psicologia dello sviluppo e di psicologia sociale dell’università di Urbino, Mario Rizzardi, in quanto la storia ben si presta a un analisi più approfondita. Anche se, personalmente, avrei preferito di più una “psicanalisi” sull’evoluzione del futuro di questa donna, da inserire piuttosto quale postfazione. In quanto credo che le parole dell'autrice contengano tanta forza ed energia, da portare comunque il lettore a interpretare il suo vissuto attraverso una grande sofferenza senza, necessariamente, aver bisogno di un’introduzione, anche se la chiave di lettura offerta ben si presta e ben sopporta il contenuto del libro. Insomma mi sarebbe piaciuto sapere che cosa si potrebbe profetizzare per il futuro, se non di Monì, almeno della figlia… Un’andare oltre la storia, oltre il passato per trovare gli unici spunti di riflessione sui possibili sviluppi, che di certo non avrebbe potuto fornire l’autrice, al fine – magari anche – di infondere un po’ di speranza per un domani migliore….
Allo stesso tempo trovo perfetta la scelta grafica. Ovvero, il fatto di pubblicare i suoi testi come invii di e-mail alleggerisce parecchio la tensione (a volte eccessiva) del dramma raccontato e vissuto in prima persona dall’autrice. Così come trovo originali e pieni di contenuto anche le “presentazioni” dei capitoli, intensi: in poche parole contengono il “vero” grido della protagonista autobiografa: non quello di sfogo, bensì quello di una richiesta d’aiuto… di presenza… di qualcuno che l’ascolti.
E la storia? È un tema che sicuramente catturerà l’attenzione di molti lettori, spesso privilegiati nella società, che leggendo le righe di Monì proveranno un senso di pietà caritatevole verso una vita disagiata. Per non parlare del fatto che ogni pagina è pregna di forti emozioni, anche se più spesso legate al dolore fisico o psicologico che alla felicità, apparentemente irraggiungibile per il trascorso della piccola Monì. Quindi è uno di quei testi drammatici ideali che, emergendo da una narrativa frivola con una realtà cruda e crudele, accresce l’interesse di chi cerca storie ed emozioni vere…
Confidenze, denunce, semplici racconti del quotidiano affidati all'autrice nel corso di incontri e relazioni dirette, intrecciati a frammenti letterari, cinematografici e teatrali. Questa raccolta vuote testimoniare, attraverso le voci delle stesse protagoniste, la realtà, perlopiù ignorata dagli occidentali, di pratiche di resistenza delle donne arabo-musulmane. Infatti, la cura della bellezza, già antica pratica tradizionale del quotidiano, viene riproposta qui come un'autentica pratica politica. Nella bellezza che eleva lo spirito e il pensiero, che salva dall'immiserimento dell'anima e dall'abbrutimento dei corpi, le donne islamiche trovano la loro resistenza, nel tentativo di affermare la loro individualità.
Le pazze
Un incontro con le Madri di Plaza De Mayo
Tascabili Bompiani
maggio 2005
9,50 Euro
Premio Nonino 2006
"A un maestro del nostro tempo"
“Ci chiamavano le pazze, e qualcuno pensava che fosse un’offesa.
Certo, ci mettevano dentro tutti i giovedì, e noi ritornavamo.
Ma noi sapevamo di essere pazze d’amore, pazze dal desiderio di ritrovare i nostri figli… Abbiamo rovesciato il significato dell’insulto di quegli assassini.
A volte sono proprio i pazzi, insieme ai bambini, quelli che dicono la verità.”
Dopo il golpe del 24 marzo 1976, le Madri argentine di Plaza de Mayo ebbero il coraggio di sfidare la dittatura, decise a ritrovare i figli scomparsi. Solo in seguito seppero che i militari avevano sequestrato e ucciso trentamila oppositori politici, ragazzi e ragazze torturati nei campi di concentramento clandestini disseminati nell’intero paese, gettati in mare con i “voli della morte”. Furono le porte che si videro chiudere in faccia nei tribunali, nelle chiese, nei commissariati, a dar loro la misura del potere che le soverchiava e a spingerle in quella Plaza de Mayo dove avrebbero dato vita alla storica marcia che da ventotto anni continua ancora oggi, ogni giovedì. La grande fama che hanno conquistato nel mondo con il loro coraggio non le ha cambiate: Madri non più dei singoli figli ma simbolicamente di tutti i trentamila desaparecidos, non hanno smesso di fare della maternità un potere irrevocabile, capace di generare sogni, progetti, relazioni, in una straordinaria indicazione di pratica politica che va ben oltre la storia argentina. “Le pazze” scrive l’autrice, che nel libro ha reso tessuto narrativo un dialogo che dura da più di cinque ani, “non è un racconto sulle vittime, ma un racconto sulla resistenza; la resistenza della vita sulla morte, del dar vita materno sul dar morte dei regimi.”
Daniela Padoan collabora con “Il Manifesto” e con la rivista “Via Dogana”; ha lavorato come autrice per Rai Educational e per RadioRai. Tra i suoi libri, Miti e leggende del mondo antico (Sansoni 1996) e Come una rana d’inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani 2004). Ha curato Il cuore nella scrittura. Poesie e racconti delle Madres di Plaza de Mayo (Ediciones Associaciòn Madres de Plaza de Mayo, 2003) e ha realizzato un documentario sulle Madri di Plaza de Mayo per Rai 3.
(dalla copertina)
Il 24 marzo ricorre l´anniversario del golpe che nel 1977 insanguinò l´Argentina, provocando la scomparsa di trentamila desaparecidos. Le madri di questi giovani - studenti, sindacalisti, operai che si opponevano alla dittatura - iniziarono a radunarsi ogni giovedì in Plaza de Mayo, davanti al palazzo del governo, a chiedere giustizia per i propri figli. Nacque così l´associazione delle Madres de Plaza de Mayo. A ventotto anni di distanza, la nuova presidenza Kirchner sembra finalmente aprire nuove speranze per il paese: ne parliamo con Hebe de Bonafini, presidente delle Madres.