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Mi piacerebbe molto...

... leggere qualcosa di tuo sul blog... ma lo potrai fare solo dopo aver richiesto l'invito a partecipare, e da cui potrai recedere in qualsiasi momento senza offesa alcuna...

...vedere il carrozzone andare ...
... e la spinta sarà fornita sopratutto delle tue recensioni, dalle tue idee...

... che le informazioni, i link vari,
i consigli e gli sconsigli di lettura...
... il confronto, i commenti   contrastanti...costituiscano per me
  l'essenza vitale.


  L'unico   requisito   che ti chiedo
    è quello di essere un lettore
I Diritti Imperscrittibili Del Lettore

1 - Il diritto di non leggere
2 - Il diritto di saltare le pagine
3 - Il diritto di non finire un libro
4 - Il diritto di rileggere
5 - Il diritto di leggere qualsiasi
      cosa
6 - Il diritto di desiderare di
      evadere dalla routine
      quotidiana
7 - Il diritto di leggere ovunque
8 - Il diritto di spizzicare
9 - Il diritto di leggere a voce alta
10-Il diritto di tacere

(tratti dal saggio di Daniel Pennac Come un romanzo)

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post del 3 ottobre 2006



6/2 - Sei a metà - Sei autori a metà del guado
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post del 18 febbraio

Ogni giorno uno scrittore racconta il suo ultimo libro

Le interviste del Parnaso

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sabato, 28 novembre 2009

categoria: libri, bloggerscrittori, lettura, gialli
 

Ecco il mio REGALO di NATALE! per tutti voi...
Un racconto a tinte gialle per entrare nell'ambiente natalizio con un pizzico di verve:

 Testo integrale!

ma.ma.


scritto da mmazzi | 10:11 | commenti Torna sopra




mercoledì, 05 dicembre 2007

categoria: bloggerscrittori, libri che ho letto
 

VOCAZIONE ALL’ASSOLUTO

di alberto carollo

 

 

Canti celticiE’ con grande piacere che mi accingo a parlare di Canti celtici di Renzo Montagnoli (Edizioni Il Foglio, pagg. 90, Euro 10,00), in quanto ho avuto modo di seguire passo passo sul suo blog www.armoniadelleparole.splinder.com la genesi del libro, e il privilegio di leggerlo appena uscito, per comporre un’intervista con lui pubblicata sul neonato sito dell’associazione [CaRtaCaNta©], che potete leggere qui.

Montagnoli è personaggio poliedrico: dominus del sito www.arteinsieme.net, è riuscito a coagulare attorno a sé poeti e scrittori interessanti che bazzicano il sottobosco della piccola e media editoria, contribuendo in maniera cospicua alla diffusione dei loro lavori, svolgendo un servizio appassionato, dettagliato e competente di trasmissione di informazioni, recensioni, estratti, interviste con autori, editori e editor che potrebbe esser preso seriamente a campione - dagli studiosi delle strategie di comunicazione - della trasversalità del web e delle sue infinite risorse in ambito di diffusione letteraria e culturale. Ma Renzo Montagnoli non finisce qui: è scrittore di racconti, apprezzabile fotografo e poeta della natura e della memoria, dalla voce difficile da eludere.

 

I 22 Canti che compongono la silloge esprimono un concept omogeneo, quasi programmatico nel porre l’accento sui valori fondamentali che contraddistinguono una civiltà che possa ancora dirsi tale. Non a caso l’interesse di Montagnoli per il mondo dei Celti si rivolge a precise loro caratteristiche, come i valori della comunità, della famiglia, a un contatto animistico con la natura – i celebri boschi celtici. Caratteristiche che il mondo odierno sembra aver perduto, nel dilagante consumismo, nella ricerca esclusiva del profitto, nella costruzione di paradisi artificiali, nello snaturamento dei valori più veri e di quelle conquiste della mente e dello spirito in grado di far progredire realmente la collettività. La soluzione, auspicata da Montagnoli in questa raccolta, è quella del ritiro nel sogno di un tempo arcaico, dal quale trarre nuova linfa vitale.

 

Il linguaggio dei Canti celtici è elegante e sorvegliato, ma senza artifici. La scrittura è piana e diretta, va al nocciolo della materia da esprimere, sollecitando le giuste corde. Sanguigna e vigorosa come solo quella di un bardo, cantore di una civiltà nobile e guerriera, sa esserlo. E il verso libero, modulato sulle assonanze ( “scorrere silente” e “rive verdeggianti”, ad esempio, ne  Il lungo fiume,  dove i due versi che si richiamano per assonanza, separati da un verso intermedio – il fiume? Infatti c’è pure la parola acqua – sono due novenari), su una quantità sillabica variabile, con qualche rima e riprese di parole o sintagmi, rende il tutto molto musicale. In alcuni componimenti il tono è dolente e malinconico; il poeta è attento a cogliere il palpito della natura o i fenomeni che intende indagare, con delicatezza e attenzione alle sfumature, quasi per non disturbare quella “musica lieve” che “viaggia nel tempo” (Musica e polvere). In altri canti la voce cresce d’intensità, aumenta il ritmo e la concitazione; in altri è impeto, epica della battaglia, in altri ancora un ammonimento morale.

 

Riguardo ai temi, al termine di una lettura piacevole – come se avessi ascoltato una playlist di quella musica celtica che molto apprezzo e della quale Montagnoli è appassionato -, ora con quelle aperture ariose, trasognate, o nel ritmo serrato di una giga, tutta violini e thin wistle – qualcosa non mi tornava, non andava ad allinearsi con l’immagine che mi ero fatto di Renzo Montagnoli dalle cose che scrive e dai progetti che cura. E, metto subito le mani avanti: il problema era un certo mio smarrimento, l’incapacità di penetrazione del messaggio sotteso a questi Canti celtici.

Mi sono chiesto: come può il Montagnoli concreto dei suoi racconti, il narratore attento a compendiare nell’espressione creativa la propria esperienza di vita; di più, il Montagnoli che si è appropriato (pur appartenendo alla generazione della macchina da scrivere) così bene delle nuove tecnologie, in linea con l’evoluzione frenetica del mondo, caldeggiare una “fuga” nell’irrazionale, un sottrarsi alla volgarità e allo squallore del nostro tempo per rifugiarsi in un sogno e rievocare i fasti di un’antica civiltà?

 

Non avevo impostato correttamente la questione: Montagnoli è incline a perseguire il suo obiettivo sperimentando, con modi imprevisti, “con quell’unica meta/che sfugge a ogni logica” (Cocci). E a una più attenta analisi quel mondo celtico non è un mondo-altro, bensì è un altro dei topoi dell’immaginazione, un luogo nel quale la voce del bardo – che rivela il suo spirito e parla per esso attraverso i Canti – invita il lettore a riappropriarsi del suo passato, per scongiurare in qualche modo quei “posteri già nati senza memoria” (Musica e polvere) o “l’immagine di un’umanità senza sogni, senza memoria e senza futuro” (Il lungo fiume), per non passare senza “lasciar traccia” (Il futuro nel passato), ultimo approdo che l’artista si prefigge. E l’imperativo etico è quello di un recupero dei valori più fondanti: la bellezza e l’amore, la comunità, un riguadagnato equilibrio con la natura e l’ambiente in cui viviamo. Questo il messaggio concreto e attuale dei Canti celtici.

 

Ma c’è anche un ulteriore livello di lettura, più intimo, che riguarda l’esistenzialità dell’uomo Montagnoli, il rapporto interlocutorio che la sua poesia intrattiene con le forze che regolano l’universo. Da questa prospettiva, a ben guardarli, questi Canti celtici sono una vocazione all’assoluto. Alcuni dei canti rivelano questa attitudine fin dal titolo: Eternità, Il testamento, Il futuro nel passato, ma sarebbe interessante ripercorrere l’intero poema avanti e indietro, o zigzagando, cercando prove che convalidino questa ipotesi: “in quella immobilità del tempo” (Guerrieri sull’acqua); “lo scandire di Crono in un’unica infinita storia dell’umanità”(I segni del tempo); “la compagnia per l’eternità” (In memoria di un bimbo); “(…) per il breve tragitto/che ci condurrà alla casa del tempo infinito” (In mezzo scorre il fiume); “e vogliono correre verso il nulla” (Il mormorio del vento); “in un eterno istante” e “Pascoli del cielo infiniti” (I pascoli del cielo); “riscopre la continuità/infinita,/tra passato e futuro.” – dove l’aggettivo infinita costituisce da solo un verso – (Cocci); “uno sconosciuto riemerso dall’eternità” (Il testamento).

Sia che il paesaggio sia ravvivato dalla luce o avvolto da umide nebbie, l’immersione dello spirito è totale. E’ un nuovo paganesimo che mette in comunione con le cose, come se fosse l’esito di un rito antico, o l’estremo tentativo di comprendere le leggi che regolano il creato, quel “(…) mondo che è profondo in noi,/e che scompare nel volger di un attimo” (Guerrieri sull’acqua), enigma insondabile e meraviglioso, sospensione del moto, tregua agli affanni, un istante prima che la realtà ritorni e il sogno si nasconda “fino alla prossima alba” (Canto celtico).

Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Ha vinto con la poesia Senza tempo il premio Alois Braga edizione 2006 e con il racconto I silenzi sospesi il Concorso Les Nouvelles edizione 2006. Sue poesie e racconti sono pubblicati sulle riviste Isola Nera, Prospektiva e Writers Magazine Italia, oltre a essere presenti in antologie collettive e in e-book. È il dominus del sito culturale Arteinsieme (http://www.arteinsieme.net/). Blog: http://armoniadelleparole.splinder.com/

scritto da cigale | 14:00 | commenti (1) Torna sopra




lunedì, 12 novembre 2007

categoria: letteratura italiana, bloggerscrittori
 

 

«Caffè Valeriana Vomito Sigaretta»

Di Elisabetta Bilei

Eizioni Il Foglio

 

Un’operazione a cuore aperto, per descrivere le palpitazioni scaturite dalle passioni, ma anche i sussulti generati dalle delusioni e dai forti dolori. Un’allegoria di una vita sentimentale travagliata? No: una vera e propria operazione a cuore aperto… in tutti i sensi.

L’operazione è quella subita dal personaggio principale non protagonista del lungo racconto scritto dalla giovane Elisabetta Bilei, che ha racchiuso in “Caffè Valeriana Vomito Sigaretta” una storia sfregiata da incontri sbagliati; ma l’operazione è anche ciò che l’autrice fa intraprendere al suo personaggio principale, attraverso l’azione del comunicare a “cuore aperto” al proprio padre, che in quel momento si ritrova sotto i ferri, sì, ma affilati dalle parole della figlia.

Un duplice legame sotto i riflettori di una sala chirurgica in cui tagli e ricuciture non sembrano avvenire per mano dell’uomo, ma per mano di un destino già scritto e vissuto.

Nel libro di Bilei, delle Edizioni Il Foglio, è racchiusa, in una 50ina di pagine, la storia del rapporto di una vita intera non vissuta tra una figlia che ha sofferto pene troppo gravi da poter far sopportare al proprio padre. Ma in punto di morte le dinamiche cambiano… quasi come se dovessero essere le ultime parole liberatorie per entrambi la giovane protagonista trova la forza e il coraggio di raccontare tutto ciò che per troppo tempo era stato taciuto. Quasi come per suggellare, con la forza del dolore estremo, un’unione superiore mai consacrata: stesso sangue, stesso cuore, stesse vite, stesse sofferenze, per non dover più aver segreti e rinascere con un cuore nuovo.

Ma così non può essere, perché in realtà certi tormenti non si possono superare, non in vita… e allora rimane una sola soluzione...

scritto da mmazzi | 11:51 | commenti Torna sopra




martedì, 06 novembre 2007

categoria: libri, bloggerscrittori, libri che ho letto, festival, romanzi italiani
 

Questo mio articolo è già apparso
sul del settimanale ticinese e viene qui approfondito con l'ampliamento della recensione


 

Presente anche la Svizzera italiana
«Il bene tolto» di Giusi D’Urso apre la rassegna

Libri, editori e autori al Pisa Book Festival

di Manuela Mazzi 

«La piccola editoria ti conquisterà». Questo lo slogan del Pisa Book Festival svoltosi l’ultimo finesettimana di ottobre nella città della torre pendente. E tra i «conquistatori» c’era anche la Svizzera italiana. Giunta alla quinta edizione, la fiera quest’anno ha infatti eletto quale proprio ospite la Società Editori della Svizzera Italiana (SESI), nell’ambito del progetto «Paese ospite: una finestra sull’Europa».

La manifestazione, di fatto, ha permesso alla rappresentanza dell’editoria ticinese di far conoscere i propri prodotti, ma anche di presentare il nostro territorio da un punto di vista culturale attraverso temi importanti, come la cultura etica della malattia e della cura, l’italianità all’interno di un federalismo linguistico, l’essere un crocevia mediatico, l’integrazione e l’apertura che nascerà con AlpTransit, e altro ancora.

Alla SESI è stato riservato un intenso programma, tra presentazioni e conferenze, che ha visto impegnati autori, editori, giornalisti, dottori e diversi altri relatori noti nel nostro cantone come: Sandro Bianconi, Chiara Orelli Vassere, Claudia Quadri, Roberto Malacrida e Graziano Martignoni, Pierre Lepori e Francesco Biamonte, Fabrizio e Michele Fazioli, e poi ancora Marco Borradori, Piero Martinoli, Carlo Ossola, Alberto Galla, Tania Giudicetti-Lovaldi e Pietro De Marchi.

Oltre ai diversi incontri la Svizzera italiana è stata presente durante tutti i tre giorni della fiera grazie a uno stand collettivo che esponeva i prodotti dei vari editori locali.

Non sarebbe però un articolo completo se  parlando di una fiera letteraria non si citasse almeno un libro meritevole. Ebbene una nota di rilievo va quindi alla presentazione dell’opera che ha avuto l’onore di dare il via al Festival letterario, in concomitanza con altre tre conferenze di cui un seminario, un convegno e un incontro d’autore. Stiamo parlando de «Il bene tolto», romanzo d’esordio della pisana Giusi D’Urso (www.giusidurso.com) appena uscito per le Edizioni Progetto Cultura. In un centinaio di pagine l’autrice ha saputo trattare con straordinaria capacità narrativa un tema delicato come quello della violenza sulle donne e dei rapporti con gli uomini dopo la violenza subita. La scelta del comitato organizzativo di mettere in risalto quest’opera, è stata dettata, oltre che dal valore letterario riconosciutole da subito, anche per sottolineare l’edizione 2007 che coincide con l’anno europeo delle pari opportunità per tutti.

Un libro che dovrebbe venir letto, più che dalle donne che vi si riconosceranno, dagli uomini che desiderano capire e sfogliare pensieri femminili spesso «segreti», o taciuti per mancanza di comprensione da parte del compagno. Una storia che scioglie alcuni nodi della memoria della protagonista, la quale ricompone nel libro la propria storia attraverso forti emozioni.

 

...continuazione della recensione del libro "Il bene tolto" di Giusi d'Urso

 

Ho parlato di forti emozioni, sì, perché il libro di Giusi D’Urso è un cofanetto di ricordi vivi, una tormenta di flash back che attanaglia i pensieri di una donna dagli occhi color nocciola intenso, sdraiata sul divano e vestita solo dalla morbidezza di una vestaglia di ciniglia, che non riesce però a smussare la rudezza degli spigoli di un passato ingombrante. Come accade alla protagonista lo stesso capita al lettore che inizia a sfogliare con gli occhi “Il bene tolto” della scrittrice pisana: in un turbinio di salti nel passato, in poche ore, si viene attirati al centro del vortice di sensazioni a volte spensierate, spesso ingestibili, sempre indelebili, fino ad arrivare nelle pagine più oscure e travolgenti dove, a quel punto, nessun lettore potrà voltare lo sguardo per non vedere... Perché il grido di sofferenza scaturito da un bene tolto con la forza riecheggia per anni, a volte per sempre, nel cuore di una donna, sebbene troppo spesso venga soffocato e strozzato nella gola di coloro che vorrebbero liberarsene, ma che non ci riescono: forse perché non è facile farlo, e neppure trovare un ascoltatore in grado di capire...

La scrittura di Giusi  D’Urso, pur trattandosi di un argomento così grave, non cade mai nel patetico. Piuttosto il contrario: la forza della protagonista, in tutta la sua fragilità, emerge a ogni tratto, sapendo regalare anche descrizioni incantevoli che, ripescate dallo stesso passato tormentoso, creano parentesi di calma apparente dove profumi e sapori ossigenano scampoli di pace e serenità.

scritto da mmazzi | 17:39 | commenti Torna sopra




sabato, 17 marzo 2007

categoria: libri, interviste, bloggerscrittori, libri che ho letto
 
Come unica amica un bottiglia sotto le ascelle (Domenico Cosentino)

Indubbiamente di matrice bukowskiana, Cosentino Domenico ha trasformato un’ispirazione letteraria nella propria espressione di scrittura: reale più che creativa. Sembra di vederle battere con violenta intenzione, quelle lettere caratteristiche della mitica Olivetti degli anni Trenta. Caratteri impressi con stanca energia su una carta un po’ ruvida, dopo una delle tante notti brave, a lasciare un segno forte ma imperfetto, come l’impronta delle vite raccontate nel libretto intitolato “Come unica amica una bottiglia sotto le ascelle”. Vite derelitte alla deriva di vizi portati all’estremo da “allegri beoni falliti”, come allo stesso autore piace descrivere i propri personaggi. Ma falliti più che per assenza di capacità, per la mancanza di occasioni, difficili da trovare in una Napoli vista dalla parte interna di una sporca finestra di un appartamento delle case popolari. Un sud dei giorni nostri messo talvolta a confronto con i bassifondi di una little Italy newyorkese degli anni Cinquanta.

Aiutato dal nastro di inchiostro dell’antica macchina per scrivere, impregnato di nero e povertà, Cosentino fissa lo sguardo dove altri evitano di posarlo. La sua prosa, infatti, è carica di descrizioni scatologiche, che riproducono come fredde radiografie gesti quotidiani tra i più indecorosi: dall’ubriacarsi al vomitare, dallo scoreggiare al defecare, dal fare sesso alla violenza gratuita.

E lo fa attraverso immagini forti e non filtrate da alcuna metafora, quasi schiaffeggiando il lettore per disincantarlo e mostrargli l’altra faccia delle esistenze romanzate.

Ci vuole coraggio per descrivere certe realtà attraverso espressioni schiette e crude, e Cosentino ha dimostrato che di coraggio ne ha da vendere, dando il meglio in uno stile che forse non s’impara, bensì si vive, come Charles Bukowski insegna.  

Il libretto conta una ventina di pagine dattiloscritte e rilegate a mano e… un libro come quello autoprodotto dall’autore non poteva che venir presentato in questa veste, fosse anche stato edito da una grande casa editrice. Perché conferisce da subito quell’aria di vicoli sporchi e fondi di bottiglia, che si respira leggendo i cinque racconti di Cosentino.

"Ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per far succedere qualcosa" Henry Charles Bukowski

 

L’intervista che ho avuto modo di fare all’autore è un po’ particolare perché ho voluto rigirargli le stesse domande che lui mi aveva sottoposto per primo.

Eccovela…

 

Allora parlaci qui brevemente dei tuoi lavori.

Bene, anzi male, tutto è iniziato una calda notte di 6 anni fa. Scrivo da tempo ma solo da pochi anni ho avuto il coraggio di mandare le mie "creature" in giro. Il vero imput è arrivato quando una casa editrice ha accettato un mio lavoro. È stata una notizia bellissima, ricordo che mi tremavano le gambe ed ebbi la diarrea per 5 giorni. Ma non è tutto oro quel che luccica. L’editore mi ha fatto PENare un po’, è passato un anno e ancora nulla. Così mi son detto: se vuoi veramente una cosa, lavora affinché questa possa diventare realtà. Ho preso alcuni miei vecchi scritti, li ho riuniti in “COME UNICA AMICA UNA BOTTIGLIA SOTTO LE ASCELLE” ed eccoci qui.
Tra poco autoprodurrò delle mie vecchie poesie, quelle che leggo in giro, risalgono anch’esse a 4-5 anni fa.

Una curiosità personale, come hai iniziato a scrivere? Scrivi in un momento preciso della giornata?
Ho iniziato a scrivere per sfuggire alla merda quotidiana, per costruirmi uno spazio tutto mio, (io la chiamo la mia isola deserta), ma alla fine non è una vera fuga in quanto nei miei scritti c'è la mia merda quotidiana.
un tempo pensavo che, scrivendo queste sensazioni che mi “regalavano” solo rancore e dolore, esse sarebbero rimaste impresse sulla carta e non più nella mia mente: non è vero.
Di solito scrivo il pomeriggio, dopo le 18. C’è un motivo fisico. la mattina sono impegnato o lavoro o studio, e quindi solo il pomeriggio o la notte posso dedicarmi alla scrittura. Di solito durante la giornata annoto le varie idee su un piccolo blocchetto e la sera le definisco per bene sulla mia Olivetti. scrivo a macchina perchè ho un fastidio agli occhi e non posso rimanere troppo al PC. non scrivo con la penna perchè mi rompo le palle.

Sappiamo che con la scrittura non si diventa ricchi se non con delle speciali raccomandazioni, riesci ad andare avanti con i tuoi libri? Hai altre attività?
Purtroppo io sono cocciuto e voglio continuare a dedicarmi alla scrittura. Non voglio essere uno scrittore da weekend o da “carodiario”, ovviamente per il momento soldi non ne vedo. L'unica cosa che mi fa andare avanti è sapere che anche Orwell e Miller autoproducevano le loro prime cose, che erano all’inizio morti di fame. Per campare faccio piccole cose cuoco, cameriere, apprendista in una fabbrica di lampadari, imbianchino, studente fallito, ecc ecc.

Quali libri, o meglio, quali scrittori ti hanno maggiormente influenzato?
Vorrei fare il duro e dire baby è la strada che mi ha influenzato.
In realtà sono stato folgorato dagli scritti diretti, semplici, underground di Bukowsky, Henry Miller e Gerald Lockin. da scrittori italiani come Dazieri e Calligaris e dalle scritte che leggo nei cessi delle università di Napoli.

scritto da mmazzi | 11:12 | commenti Torna sopra




domenica, 17 dicembre 2006

categoria: bloggerscrittori, libri che ho letto
 

Gentile editore, io non demordo  di Antonio Zoppetti


Gentile editore, io non demordo!
Antonio Zoppetti, alias Zop




Editore Unwired Media
Collana Scrittomisto

anno 2006
prezzo € 6.50




Una selezione dei racconti scritti tra il 2002 e il 2005 inserita in una cornice narrativa che imprime loro un nuovo senso.


Ingredienti:
25% di assurdo, 15% di labirinti, 5% di extraterrestri, 5% di amore, 25% di onirico, 25% di thriller. Agitare prima dell’uso!

Dalla quarta di copertina:
”L’esilarante carteggio tra un autore e un editore che respinge in modo sistematico ogni sua proposta. L’autore fa di tutto per assecondare ogni richiesta, per quanto fumosa e immotivata, producendo a ripetizione storie nuove, imprevedibili, straordinarie e surreali. Racconti brevi, circolari, o incastrati l’uno nell’altro, che mescolano il modo di scrivere reticolare del web con gli approcci di autori non meno labirintici come Calvino, Borges o Queneau che si ritrovano talvolta citati e altre volte volutamente celati.”
(Dal 6 novembre su ibs.it) 

Intervista a Zop, bloggerscrittore


scritto da redazioneparnaso | 09:55 | commenti Torna sopra




lunedì, 13 novembre 2006

categoria: bloggerscrittori, libri che ho letto
 

Io, L'immortale di Angela Catalini


Io, L'immortale
Angela Catalini








Nel romanzo un immortale, Uberth, racconta in prima persona le peripezie che ha vissuto attraverso le varie epoche, alla ricerca delle sue origini. La storia potrebbe ricordare a qualcuno la trama del film The Fountain, ma l'autrice stessa ci tiene a sottolineare che il libro è stato scritto in tempi "non sospetti", e che la storia ha parecchie varianti. Per saperne di più andiamo a leggere la trama: "Il protagonista del libro si chiama Uberth ed è immortale, eppure l'immagine della morte è presente in tutta la narrazione. La morte è corteggiata, anelata, cercata. La narrazione in prima persona segue i pensieri del protagonista e attraverso il suo punto di vista vengono descritti gli altri personaggi, le epoche e le realtà che ha vissuto attraverso i secoli alla ricerca delle sue radici e del segreto che lo ha reso impermeabile alla morte. Il romanzo inizia immettendo senza preamboli il lettore nel cuore della situazione: Uberth si trova in un'isola sperduta dei Caraibi nell'ultima era possibile. La terra, infatti, è stata sconvolta dai mutamenti climatici e l'unico superstite dell'isola è un vecchio che ha perduto il senno. Quando il vecchio muore Uberth si ritrova nuovamente solo, una condizione che conosce fin troppo bene. Ma un giorno arriva una nave e finalmente incontra Esra, una sua pari. La donna è reticente e molto misteriosa perché nasconde un segreto che li porterà entrambi ad affrontare un viaggio molto pericoloso oltre il mare e gli oceani affinché si compia il destino al quale erano predestinati." Io, l'Immortale di Angela Catalini (Ennepilibri 2006, collana narrativa, pag. 80 — € 12,80 — ISBN 88-7908-103-9) (Fulvio Zorzer per FantasyMagazine)

Ho letto il libro. Angela, conosciuta virtualmente su un forum di scrittura e di scrittori qualche anno fa, blogger su splinder con il nick cristalpen e frequentatrice a pieno ritmo al forum  FIAE a cui partecipo anche io ormai da tempo,  scrive bene e in maniera asciutta ma allo stesso tempo emozionale. Sa dirigere il lettore verso il giusto obiettivo della narrazione e sa accompagnarlo in maniera sapiente verso la fine e la rivelazione. Questo è il suo primo romanzo, fantasy ma neppure troppo, la storia di un immortale con il peso della propria condizione che porta a spasso nel tempo e attraverso la storia, alla ricerca di un perché, di uno scopo, di una soluzione al fardello che vive con dolore. Il finale non è scontato come non è scontata la storia. Un libro che si "brucia" in pochissimo tempo, e se un difetto si può trovare è solo l'esser troppo breve. Bella prova, Angela! (p.s.: il fatto che abbia seguito passo passo le fasi "di lavorazione ed elaborazione" del romanzo non significa che il mio giudizio di lettrice sia inficiato dalla simpatia nei riguardi della scrittrice. Chi frequenta il forum di lettura e scrittura di Fiae sa che sono sempre molto sincera e per niente indulgente in fatto di scrittura, stile, trama e quant'altro )

scritto da Ipanema | 12:01 | commenti Torna sopra




domenica, 18 giugno 2006

categoria: anticipazioni, bloggerscrittori
 


E' in corso di pubblicazione, sulla sezione bloggerscrittori - categoria Massimo La Spina - un piccolo diario di un lavoratore interinale, quasi una sorta di reality book, dato che in altri luoghi è aggiornato quasi alla data odierna, e che ..via via .. l'autore sta regalando, un po' ristrutturato, al Parnaso Ambulante.

Fino ad ora sono stati pubblicati 4 capitoli:


In fondo tutta la vita è interinale...
un contratto che il sole ti rinnova ogni mattina e magari una luna qualsiasi può venirti a rescindere a sera.


(1) continua a leggere...

 

"In fondo tutta la vita è interinale..."

A volte, mentre i pensieri vagano... mi capita di immaginare l'apparecchiatura che ho davanti come una quadriga, anzi una serie di quadrighe, dove i motori sono Ben Hur e Messala, i nastri di trasmissione  le loro redini, le pulegge con le punte i cavalli al galoppo, il frastuono della macchina il fragore del Circo Massimo, e loro lì, sempre appaiati, sempre fianco a fianco, fino alla fine, fino all'ultimo momento, fino al momento... della pausa-pranzo.
(2) continua a leggere...
 

"In fondo tutta la vita è interinale..."
 Volendo si scovano anche momenti ludici,  tra un'attività e l'altra: far volteggiare i pannelli nell'aria per metterli nella posizione giusta, come un samurai con la sua spada o scegliere la direzione in cui soffiare via la segatura di plastica...  per non parlare dei vari modi in cui si possono lanciare i rimasugli del taglio delle seghe nel cassone:  in sottomano, con una mano sola dal basso in alto, o a due mani, sia dal basso che dall'alto, o con un gancio, col braccio che parte da dietro, o facendo rimbalzare i ritagli sul pianale come sul tabellone del canestro, o...
(3) continua a leggere...


"In fondo tutta la vita è interinale...
Osservare, come dall’esterno di sè, per poi tornare a casa e pensare a come raccontare tutto questo mi fa sentire quasi spersonalizzato, come se quello che si sveglia alle 4 e mezza di mattina per andare in fabbrica o che passa il tempo a cercare di togliersi la polvere di plastica dagli occhi con le dita impolverate fosse un altro.
(4) continua a leggere...

... ma seguiranno presto aggiornamenti sul diario interinale e sull'autore, che è appunto anche un blogger (scrittore) dato che ...nel lontano dicembre del 2003 Massimo La Spina, alias usermax, ha scritto, con molta emozione, il suo primo post

scritto da redazioneparnaso | 08:48 | commenti (1) Torna sopra




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